RISERVE VINCOLATE IN PRESENZA DI COSTI PLURIENNALI NON AMMORTIZZATI

COME SI CALCOLA LA RISERVA VINCOLATA IN PRESENZA DI COSTI PLURIENNALI NON COMPLETAMENTE AMMORTIZZATI

Aggiornato al 14.12.2015

L’art.2426 del Codice civile, al numero 5, stabilisce che i costi di impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo aventi utilità pluriennale possono essere iscritti nell’attivo con il consenso, ove esiste, del collegio sindacale. I costi di impianto e di ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni. I costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile; nei casi eccezionali in cui non è possibile stimarne attendibilmente la vita utile, sono ammortizzati entro un periodo non superiore a 5 anni. Fino a che l’ammortamento non è completato possono essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non ammortizzati.

Questa disposizione è stata modificata dal D.Lgs.319/2015 che si applicherà, per le imprese con esercizio coincidente con l’anno solare, a partire dal bilancio 2016.

In precedenza la capitalizzazione era ammessa anche per i costi di ricerca e di pubblicità con durata ultrannuale. Inoltre, per tutti i costi in esame (costi di impianto, ampliamento, sviluppo, ricerca e pubblicità), l’ammortamento andava effettuato in un periodo massimo di 5 anni.

Ora soffermiamoci sull’ultima parte della norma, rimasta invariata anche dopo l’introduzione del D.Lgs.139/2015. Essa, impone al redattore di bilancio, di tenere conto della presenza di tali immobilizzazioni immateriali (costi di impianto e di ampliamento e costi di sviluppo) in sede di distribuzione dell’utile dato che è necessario valutare se è possibile o meno procedere alla distribuzione dei dividendi.


Vediamo, attraverso un esempio concreto, come la presenza di tali costi può incidere sul riparto degli utili di una società.


Esempio:
la società Alfa Spa, nel corso del primo esercizio di vita, ha sostenuto costi di impianto per 50.000 euro.

La società si è appena costituita e, dunque, non evidenzia riserve disponibili.

Il piano di riparto dovrà essere predisposto tenendo conto di tale circostanza e della presenza dei costi di impianto non ancora ammortizzati.

Il piano di ammortamento dei costi di impianto si presenta come segue:


Piano di ammortamento dei costi di impianto


I ESERCIZIO

Al termine dell’esercizio la società Alfa Spa ha conseguito un utile pari a 30.000 euro. Il 5% dell’utile viene accantonato a riserva legale.

Piano di riparto


Piano di riparto dell'utile

Poiché i costi di impianto non ancora ammortizzati ammontano a 40.000 euro, l’utile residuo non potrà essere distribuito ai soci e sarà accantonato ad una riserva vincolata.


Scrittura di costituzione della riserva vincolata


II ESERCIZIO

Al termine dell’esercizio la società Alfa Spa ha conseguito un utile pari a 80.000 euro. Il 5% dell’utile viene accantonato a riserva legale.

Piano di riparto


Piano di riparto dell'utile

I costi di impianto non ancora ammortizzati ammontano a 30.000 euro, mentre la riserva vincolata è pari a 28.500 euro. Quindi:


Accantonamento a riserva vincolata

Supponiamo che il capitale sociale sia diviso in 50.000 azioni e che il dividendo assegnato ad ogni azione viene arrotondato ad un euro per difetto.


Dividendo distribuito

Mentre la riserva vincolata, al termine del secondo esercizio, sarà:


Riserva vincolata


III ESERCIZIO

Al termine dell’esercizio la società Alfa Spa ha conseguito un utile pari a 100.000 euro. Il 5% dell’utile viene accantonato a riserva legale.

Piano di riparto


Piano di ripardo dell'utile

I costi di impianto non ancora ammortizzati ammontano a 20.000 euro, mentre la riserva vincolata è pari a 30.000 euro. Quindi l’utile residuo è completamente distribuibile, mentre una parte della riserva vincolata si rende disponibile e può essere distribuita agli azionisti.


Dividendo distribuito

Ovviamente negli esercizi successivi si procederà allo stesso modo.

 
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