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Ipotizziamo
il caso di autoconsumo esterno di beni strumentali. Vediamo quali
sono le scritture contabili da redigere attraverso un esempio concreto.
Esempio:
l’imprenditore
destina ad autoconsumo esterno un macchinario il cui costo storico ammonta a
10.000 euro e il cui fondo ammortamento è pari a 8.000 euro.
La
prima scrittura da fare consiste nello storno del fondo ammortamento per
determinare il valore contabile netto del macchinario che nel nostro esempio
ammonta a 2.000 euro.
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Fondo
ammortamento macchinari
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a
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Macchinari
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8.000
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Occorre
poi procedere a rilevare l’emissione dell’autofattura.
La
base imponibile IVA è rappresentata dal prezzo di acquisto o,
in mancanza, dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati
nel momento dell’effettuazione dell’autoconsumo.
Ai
fini delle imposte sul reddito l’eventuale plusvalenza (tassabile)
o minusvalenza (indeducibile) da autoconsumo è data come differenza tra valore
normale e costo non ancora ammortizzato del bene.
Supponiamo,
nel nostro esempio che il prezzo di costo del bene, al momento
dell’effettuazione dell’autoconsumo, sia di 3.000 euro ed esso coincida
con il valore normale del bene. L’autofattura sarà di 3.000 euro + IVA
20% ovvero di 600 euro.
La
scrittura da redigere è:
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Crediti
v/titolare per autoconsumo
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a
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Diversi
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3.600
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a
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Macchinari
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2.000
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a
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Plusvalenza
da autoconsumo
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1.000
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a
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IVA
ns/debito
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600
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Il
conto Crediti v/titolare per autoconsumo è un conto economico. Al
suo posto possiamo trovare anche il conto Spese
di famiglia o Spese extragestione o Proprietario
c/prelevamenti.
Una
volta determinato l’utile dell’esercizio, il conto Crediti v/titolare
per autoconsumo deve essere stornato con il conto utile d’esercizio,
come segue:
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Utile
d’esercizio
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a
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Crediti
v/titolare
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3.600
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Va
osservato che, ai fini della determinazione della plusvalenza soggetta a
tassazione, potrebbe accadere che il valore normale non coincida con la base
imponibile IVA.
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