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Caratteristiche comuni di tutte le
immobilizzazioni materiali sono:
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la destinazione ad un uso durevole. I
beni in questione costituiscono parte dell’organizzazione permanente delle
imprese e si presume che essi cederanno la loro utilità all’impresa
durante tutta la loro vita utile. I cespiti che, in seguito ad una delibera
del Consiglio di amministrazione, sono destinati alla vendita, nel breve
periodo non vanno indicati in bilancio tra le immobilizzazioni bensì in
un’apposita voce dell’attivo circolante;
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la caratteristica del requisito della
materialità. Sono immobilizzazioni materiali solamente i beni
materiali o gli anticipi a fornitori per l’acquisto di beni materiali;
-
il titolo di proprietà. L’impresa
iscrive in bilancio solamente le immobilizzazioni materiali di proprietà,
con esclusione di quelli in leasing o posseduti con altra forma di
godimento. Il passaggio del titolo di proprietà determina l'inclusione dei
beni che costituiscono le immobilizzazioni materiali nei relativi conti;
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la sussistenza fisica del bene. Le
immobilizzazioni materiali vanno iscritte in bilancio se fisicamente
esistenti. Tuttavia vanno iscritte in bilancio anche i cespiti in corso di
produzione e gli anticipi corrisposti ai fornitori per l'acquisizione di
immobilizzazioni materiali.
Le immobilizzazioni immateriali,
invece, hanno come caratteristiche comuni:
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il requisito della immaterialità;
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dell’utilità pluriennale in quanto si
tratta di costi che non esauriscono la loro utilità in un solo periodo
amministrativo, bensì manifestano i benefici economici lungo un arco
temporale di più esercizi. In assenza di un’utilità futura non si può
parlare di un’immobilizzazione;
-
il titolo di proprietà. Così come si
è detto per le immobilizzazioni materiali anche quelle immateriali possono
essere iscritte in bilancio solamente se sono di proprietà dell’impresa
con la conseguenza che non vanno indicate le immobilizzazioni immateriali
possedute con qualsiasi forma di godimento diverso dalla proprietà. Il
passaggio del titolo di proprietà determina l'inclusione dei beni che
costituiscono le immobilizzazioni immateriali nei relativi conti;
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l’effettivo sostenimento di costi di
acquisizione o realizzazione.
Mentre l’Oic16, che si occupa delle
immobilizzazioni materiali, prevede che, nel momento in cui esse sono
destinate alla vendita sulla base di una delibera del Consiglio di
amministrazione, devono essere indicate in un’apposita voce dell’attivo
circolante, nulla è previsto in merito dall’Oic24 relativo alle
immobilizzazioni immateriali. Si ritiene che il comportamento corretto sia,
anche in questo caso, quello di una loro indicazione in una voce separata
dell’attivo circolante.
Le immobilizzazioni immateriali si
distinguono in:
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costi pluriennali che non si
concretizzano nell’acquisizione o produzione interna di beni o diritti
(rientrano in questo gruppo i costi di impianto e di ampliamento; i costi
di ricerca, di sviluppo e di pubblicità, ecc.). Si tratta di costi con
caratteristiche meno delineabili rispetto ai beni materiali;
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l’avviamento;
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i beni immateriali (come i diritti di
brevetto industriale e i diritti di utilizzazione delle opere
dell’ingegno, le concessioni, le licenze, i marchi e i diritti simili).
Essi hanno una loro individualità ed identificabilità e sono diritti
giuridicamente tutelati. L’impresa può sfruttare in modo esclusivo, per un
certo periodo di tempo, i benefici futuri attesi da tali beni.
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i costi interni ed esterni sostenuti
per beni immateriali in corso di produzione o di acquisto, compresi
i relativi acconti.
Secondo quanto prevede l’Oic24, i beni
immateriali oggetto di tutela giuridica e l'avviamento, devono essere
obbligatoriamente iscritti tra le immobilizzazioni immateriali, invece i
costi pluriennali possono essere iscritti tra le immobilizzazioni materiale,
ma non esiste un preciso obbligo in capo agli amministratori. Questo
significa che le spese di impianto e di ampliamento, le spese di ricerca e
sviluppo e le spese di pubblicità, ecc.., la cui utilità si protrae oltre
l’esercizio, possono essere iscritte indifferentemente tra le
immobilizzazioni o tra i componenti negativi di reddito. Nel primo caso essi
concorrono a formare il reddito dell’esercizio attraverso il calcolo delle
quote di ammortamento, nel secondo caso essi concorrono interamente a
formare il reddito del periodo in cui sono stati sostenuti.
I costi di ricerca, di sviluppo, di
pubblicità, ecc.., la cui utilità non si protrae per più esercizi, devono
essere iscritti tra i componenti negativi di reddito dell’esercizio in cui
sono stati sostenuti. Se, negli esercizi successivi, si dovesse evidenziare
che i costi presentavano il requisito dell’utilità pluriennale, essi non
possono essere ripresi e capitalizzati.
I beni immateriali non possono essere iscritti
tra le immobilizzazioni se sono acquisiti a titolo gratuito.
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Beni immateriali
(diritti di brevetto, diritti di utilizzazione
delle opere dell’ingegno, marchi, licenze e diritti simili)
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Devono essere capitalizzati |
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Avviamento
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Costi di impianto ed ampliamento
Costi di ricerca e sviluppo
Costi di pubblicità
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la cui utilità si protrae per più esercizi |
Possono essere capitalizzati |
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Costi di impianto ed ampliamento
Costi di ricerca e sviluppo
Costi di pubblicità
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la cui utilità non si protrae per più esercizi |
Non possono essere capitalizzati |
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