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  Crediti verso clienti - loro esposizione in bilancio

 

 

 
 
 
Approfondimento del 07.06.2008

 

Il Codice civile stabilisce, all’art.2426, che i crediti devono essere iscritti in bilancio al presumibile valore di realizzazione. La norma in esame non prevede criteri diversi per le differenti tipologie di crediti esposte in bilancio: quindi, in linea di principio, si applica a tutti i crediti dell’impresa. E’ evidente, però, che, per alcuni tipi di credito il presumibile valore di realizzazione equivale al valore nominale (si pensi, ad esempio, ai crediti che l’impresa vanta nei confronti dello Stato per imposte, che difficilmente presentano un rischio di insolvenza).

 

I crediti per i quali è più facile che si possa verificare il rischio di insolvenza sono proprio i crediti verso i clienti: questi, dunque, vanno indicati in bilancio in base presumibile valore di realizzazione, quindi, al netto di eventuali fondi di svalutazione.

Nulla viene però precisato, dal Codice, su come tale valore debba essere determinato.

 

A tale proposito è utile la lettura dell’OIC 15.

Il principio contabile nazionale afferma che nella valutazione crediti il punto di partenza è costituito dal valore nominale dei crediti. E’ questo, infatti, il valore con il quale tutti i crediti di natura commerciale sono iscritti in contabilità.

 

Esempio:

L’impresa vende della merce al cliente Bianchi, per il valore di 10.000 euro + IVA 20%.

 

La scrittura rilevata in partita doppia al momento dell’emissione della fattura è la seguente:

 

Cliente Bianchi

a

Diversi

 

12.000

 

a

Merci c/vendite

10.000

 

 

a

IVA su vendite

2.000

 

 

Al termine dell’esercizio, il valore dei crediti iscritti in bilancio (che rappresenta il valore nominale degli stessi) va rettificato in modo da tenere conto di eventuali:

  • perdite di inesigibilità;

  • resi e rettifiche di fatturazione;

  • sconti ed abbuoni;

  • interessi non maturati;

  • altre cause di minor realizzo.

 

La rettifica viene effettuata indirettamente, rilevando o adeguando, in contabilità un fondo svalutazione crediti o fondo rischi su crediti. Il fondo viene costituito portando a Conto economico un componente negativo di reddito denominato “Accantonamento a fondo svalutazione crediti” o “Perdita presunta su crediti”.

 

Esempio:

Ipotizziamo, ad esempio, che il credito sopra visto rappresenti l’unico non ancora riscosso al 31/12. Inoltre, l’impresa suppone che esso non sarà interamente riscuotibile e prevede una perdita per inesigibilità pari a 2.000 euro. L’accantonamento viene effettuato nel modo seguente:

 

 

Perdita presunta su crediti

a

Fondo svalutazione crediti

 

2.000

 

 

 

 

 

 

Pertanto, al termine delle scritture di assestamento, si avrà:

 

STATO PATRIMONIALE

 

Crediti verso clienti

 

12.000

 

Fondo svalutazione crediti

 

2.000

 

 

CONTO ECONOMICO

 

Perdita presunta su crediti

 

2.000

 

 

 

 

 

I crediti verso clienti compaiono in bilancio, alla voce:

C) Attivo circolante:

II – Crediti (con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo):

1) verso clienti

 

L’importo da indicare è il presumibile valore di realizzo, quindi la differenza tra il valore nominale e il fondo svalutazione crediti. Pertanto, nel nostro esempio, avremo:

 

C) Attivo circolante:

II – Crediti:

1) verso clienti     10.000

 

La perdita presunta su crediti viene riportata nel Conto economico alla voce:

 

B) Costi della produzione:

10) ammortamenti e svalutazioni

d) svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità

 

Nel nostro esempio si avrà:

B) Costi della produzione:

10) ammortamenti e svalutazioni

d) svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità   2.000

       

 
   

Gli altri approfondimenti sull'argomento: 

Stralcio crediti inesigibili

Svalutazione dei crediti compresi nell'attivo circolante

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Perdite su crediti - casi particolari

Vendite tramite carte di credito

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