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La riforma del diritto societario ha
introdotto regole precise da seguire per l’iscrizione in bilancio delle
immobilizzazioni materiali ed immateriali sorte in origine in valuta.
Esse devono essere iscritte in bilancio in
base al tasso di cambio corrente alla data dell’operazione.
Si ipotizzi che l’impresa abbia acquistato
un’immobilizzazione al prezzo di 25.000 dollari. Il tasso di cambio corrente
dollaro/euro nel giorno in cui è compiuta l’operazione è di 1,25. L’impresa
iscriverà in bilancio l’immobilizzazione al valore di 31.250 euro. La
conversione va fatta iscrivendo in contabilità l’importo in euro arrotondato
al secondo decimale. Sull’importo in euro così determinato andrà calcolato
l’ammortamento secondo le regole consuete.
Alla fine dell’esercizio l’impresa dovrà
valutare se il tasso di cambio alla fine dell’esercizio risulta
durevolmente inferiore rispetto a quello storico: in questo caso
occorrerà procedere ad una svalutazione delle immobilizzazioni. Va
precisato, però, che una oscillazione negativa del tasso di cambio non
rappresenta necessariamente una perdita durevole di valore del bene e di
conseguenza non giustifica da sola una svalutazione dell’immobilizzazione.
Fiscalmente, non vengono considerati utili o
perdite su cambi quelli derivanti dalle valutazioni di fine esercizio delle
poste in valuta, ma solamente quelli che derivano dalla effettiva
realizzazione delle poste in valuta.
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