LE POSTE IN VALUTA

LA CONTABILITA' DELLE IMPRESE CHE OPERANO CON L'ESTERO

Aggiornato al 01.09.2017

Come è noto, nel redigere il bilancio d’esercizio non è consentito effettuare rettifiche di valore ed accantonamenti solamente con finalità fiscali. Di conseguenza, il bilancio d’esercizio deve essere compilato applicando esclusivamente le norme ed i criteri di valutazione stabiliti dal Codice Civile: non si può tenere conto delle norme fiscali, salvo che queste non coincidano con la natura contabile dei fenomeni economici che devono essere rappresentati con il bilancio.

Il passaggio dal reddito contabile a quello fiscale viene effettuato in sede di dichiarazione dei redditi, apportando al reddito civile le variazioni in aumento e in diminuzione necessarie.

Soffermiamoci ora su come devono essere valutate le poste in valuta secondo le norme civilistiche e secondo quelle fiscali e sulle conseguenze che ciò può avere in quelle imprese che, trovandosi ad operare con frequenza con l’estero, espongono spesso in bilancio delle poste in valuta estera.

Codice Civile. Le regole contabili relative alle poste in valuta sono dettate dall’art.2426 al punto 8-bis. La norma in questione prevede che le attività e le passività monetarie in valuta sono iscritti al cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio; i conseguenti utili o perdite su cambi devono essere imputati al Conto economico e l’eventuale utile netto è accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le attività e passività in valuta non monetarie devono essere iscritti al cambio vigente al momento del loro acquisto.

Quindi occorrerà procedere nel modo seguente:

  • nel momento in cui sorge la posta in valuta estera essa deve essere iscritta in contabilità in base al tasso di cambio del giorno in cui l’operazione è avvenuta. Se, ad esempio, l’impresa vende merce ad un’azienda americana per 20.000 dollari e il tasso di cambio dollaro/euro nel giorno in cui sorge il credito è pari a 1,25 l’impresa dovrà rilevare un credito pari a 25.000 euro (20.000 x 1,25). La regola è valida qualunque sia il tipo di posta rilevata: crediti, debiti, immobilizzazioni;

  • se la posta si estingue nel corso dell’esercizio occorre rilevare un utile o una perdita su cambi. Essa va indicata alla voce C-17bis del Conto economico. Supponiamo che il credito vantato dall’azienda sia incassato nel corso dell’esercizio ad un tasso di cambio di 1,24. L’impresa dovrà rilevare una perdita su cambi pari a 1.000 euro (20.000 x 1,25 - 20.000 x 1,24);

  • se la posta non si estingue nel corso dell’esercizio essa andrà iscritta nello Stato Patrimoniale seguendo regole diverse a seconda della sua natura:

    • le poste monetarie (ovvero i crediti e i debiti, le disponibilità liquide, i ratei attivi e passivi, i titoli di debito) vanno iscritte in bilancio al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio;


    • le poste non monetarie (ovvero le immobilizzazioni materiali ed immateriali, le partecipazioni e i titoli che conferiscono il diritto a partecipare al capitale di rischio dell’emittente, le rimanenze, gli anticipi per l’acquisto o la vendita di beni e servizi, i risconti attivi e passivi) sono iscritti in bilancio in base al tasso di cambio al momento del loro acquisto, cioè al loro costo di iscrizione iniziale (cambio storico).



Tornando all’esempio precedente, se il credito non è stato riscosso nel corso dell’esercizio, alla fine dell’esercizio andrà valutato in base al cambio a pronti al 31/12 (ipotizzando, come accade in genere, che questa sia la data di chiusura del bilancio). Se tale cambio è pari a 1,23 il credito andrà valutato per 23.000 euro. La differenza di 2.000 euro (20.000 x 1,25 - 20.000 x 1,23) rappresenta una perdita presunta su cambi che deve essere rilevata alla voce C-17bis del Conto Economico.

La voce C-17bis del Conto economico, quindi, andrà usata per rilevare:

  • utili e perdite su cambi effettivamente realizzati;

  • utili e perdite su cambi presunti derivanti dalle valutazioni di fine esercizio delle poste in valuta.


La distinzione, tra valori effettivamente realizzati e valori presunti, va evidenziata nello stesso Conto economico o, in alternativa, in Nota integrativa.

Va poi ricordato che, se la differenza tra gli utili e le perdite su cambi derivanti da valutazioni di bilancio risulta positiva, tale utile non può essere distribuito, ma va accantonato in una apposita riserva che non potrà essere distribuita fino al momento del realizzo di tali poste.

Fisco. Fiscalmente, non vengono considerati utili o perdite su cambi quelli derivanti dalle valutazioni di fine esercizio delle poste in valuta, ma solamente quelli che derivano dalla effettiva realizzazione delle poste in valuta.

La conseguenza di tutto ciò è che, nel caso in cui l’impresa abbia rilevato utili o perdite presunte su cambi, essa dovrà apportare delle rettifiche in sede di dichiarazione dei redditi. Gli utili presunti su cambi daranno luogo ad una variazione in diminuzione nella dichiarazione dei redditi, mentre le perdite presunte su cambi daranno luogo ad una variazione in aumento.

Tornando all’esempio precedente e supponendo che l’impresa abbia rilevato una perdita presunta su cambi di 2.000 euro ed un reddito civile di 500.000 euro, il reddito fiscale sarà pari a 502.000 euro.

Ipotizziamo poi che, nell’anno successivo l’impresa incassi il credito e l’importo incassato sia effettivamente di 23.000 euro. In bilancio non dovrà essere rilevata nessuna perdita su cambi in quanto essa è già stata contabilizzata nell’esercizio precedente, mentre fiscalmente essa andrà considerata nella determinazione del reddito tassabile in quanto si tratta di una perdita realizzata. Se, per ipotesi, il reddito contabile è pari a 450.000 euro, in sede di dichiarazione occorre apportare una rettifica in diminuzione di 2.000, per cui il reddito fiscale è pari a 448.000 euro.

Inoltre, va tenuto presente che, la differenza tra il reddito civile e quello fiscale, comporta la necessità di rilevare la fiscalità differita.

Conclusione. Se l’impresa si trova ad operare in modo assiduo con l’estero, l’applicazione delle norme civilistiche e di quelle fiscali rende necessario tenere costantemente sotto controllo le poste in valuta in modo da distinguere gli utili e le perdite su cambi derivanti da valutazione da quelli effettivamente realizzati e, per quanto concerne gli utili e le perdite presunte su cambi, tenere sempre in evidenza il momento del realizzo per verificare la necessità delle eventuali rettifiche fiscali.

 
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