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  Buoni pasto - normativa fiscale 

 

 

 
 
 
Aggiornato al 01.09.2017

 

Vediamo, di seguito, qual è il trattamento fiscale dei buoni pasto sia per il datore di lavoro che per il lavoratore dipendente.

 

IVA

All'impresa che acquista i buoni pasto viene addebitata l'IVA del 4%.

L'IVA pagata dall'impresa è completamente detraibile (Art.19-bis 1 DPR 633/72).

 

IMPOSTE DIRETTE - DATORE DI LAVORO

Il costo sostenuto dall'impresa per l'acquisto dei buoni pasto è completamente deducibile (Art.95 TUIR e Art.109 c.5).

Secondo quanto precisato dalla circolare dell'Agenzia delle entrate n.6/2009, dato che la fornitura dei ticket restaurant rappresenta un servizio sostitutivo di mensa il relativo costo non è equiparabile ad un costo per somministrazione di alimenti e bevande, per i quali è prevista la deducibilità limitata al 75%. Tali spese, infatti, come quelle relative ad una convezione con un esercizio pubblico, rappresentano il costo per l'acquisizione di un servizio complesso non riconducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande.

 

IRAP - DATORE DI LAVORO

Il costo sostenuto dall'impresa per l'acquisto dei buoni pasto è deducibile ai fini IRAP poiché si tratta di un costo da contabilizzare come costo per l'acquisto di servizi (voce B.7 del Conto economico).

 

IMPOSTE DIRETTE - DIPENDENTE

Ai fini del calcolo delle imposte dirette a carico del dipendente occorre distinguere tra:

  • buoni pasto cartacei;
  • buoni pasto elettronici.

Per quanto concerne i buoni pasto cartacei essi non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente fino all'importo complessivo giornaliero di 5,29 euro. L'eccedenza rispetto a tale cifra, al netto della quota a carico del dipendente, rientra nella base imponibile.

Esempio 1:

il dipendente percepisce buoni pasto cartacei di 5 € per ogni giornata lavorativa.

Essendo tale importo al di sotto del limite di 5,29 euro previsto dalla norma, esso non viene tassato, cioè non concorre a formare la base imponibile IRPEF del cedolino paga.

 

Esempio 2:

il dipendente percepisce buoni pasto cartacei di 7 € per ogni giornata lavorativa.

Essendo tale importo al di sopra del limite di 5,29 euro previsto dalla norma, la differenza (7 - 5,29 = 1,71 euro) viene tassata, cioè concorre a formare la base imponibile IRPEF del cedolino paga.

Se, ad esempio, nel mese ci sono state 26 giornate lavorative, verrà tassato un importo di 44,46 euro (1,71 x 26).

 

Per quanto concerne i buoni pasto elettronici, ancora poco diffusi nel nostro paese, essi, a partire dall'01/07/2015, saranno esenti dal reddito fino ad un importo complessivo giornaliero di 7 euro.

Esempio 1:

il dipendente percepisce buoni pasto elettronici di 5 € per ogni giornata lavorativa.

Essendo tale importo al di sotto del limite di 7 euro previsto dalla norma, esso non viene tassato, cioè non concorre a formare la base imponibile IRPEF del cedolino paga.

 

Esempio 2:

il dipendente percepisce buoni pasto elettronici di 10 € per ogni giornata lavorativa.

Essendo tale importo al di sopra del limite di 7 euro previsto dalla norma, la differenza (10 - 7 = 3 euro) viene tassata, cioè concorre a formare la base imponibile IRPEF del cedolino paga.

Se, ad esempio, nel mese ci sono state 26 giornate lavorative, verrà tassato un importo di 78 euro (3 x 26).

Fino al 30/06/2015 anche per i buoni pasto cartacei vale il limite di esenzione di 5,29 euro come per i buoni cartacei (Art.51 c.2 TUIR).

 

ONERI PREVIDENZIALI 

I buoni pasto non concorrono a formare l'imponibile previdenziale nel limite dell'importo complessivo giornaliero di:

  • 5,29 euro per i buoni cartacei;
  • 7 euro per i buoni elettronici (a partire dal 1/7/2015, mentre in precedenza il limite era di 5,29 euro come per i buoni cartacei).

La parte che eccede tali limiti va a formare l'imponibile previdenziale esattamente come accade per il calcolo del reddito di lavoro dipendente.

 
 

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