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Il sistema informativo
“L’universo sembra formato da una serie di
sistemi, ciascuno contenuto in un altro un po’ più grande”. Questa
definizione, tratta dal testo Cibernetica e direzione aziendale di
Stafford Beer, ci introduce egregiamente al concetto di impresa.
Molti autori, nel campo dell’economia
aziendale e della ragioneria, hanno cercato di sintetizzare con
un’espressione il concetto di impresa: le definizioni, quindi, sono molte,
ma la maggior parte di esse è basata sulla considerazione che l’azienda è
un“sistema economico”.
Per sistema si intende un insieme di
elementi materiali ed immateriali legati tra loro da rapporti di reciproca
dipendenza che vanno a formare un tutto organizzato.
Il sistema aziendale è un sistema:
-
economico, in
base alla sua natura;
-
aperto, poiché
esso entra in contatto con l’ambiente nel quale vive e opera,
ambiente che condiziona il sistema e, a sua volta, è condizionato da esso;
-
dinamico, in
quanto variano nel tempo le sue condizioni di equilibrio.
-
-
- istituzioni.
Le norme che disciplinano l’esercizio dell’impresa condizionano
l’esistenza dell’azienda.
|
All’interno di un sistema possono esistere dei
sub-sistemi, ovvero delle parti che interagiscono tra loro e sono
coordinate in modo da rendere possibile il raggiungimento del fine comune
che, nell’impresa, è il conseguimento di un profitto.
Il sistema impresa, quindi, è un
sistema unitario, ma al suo interno possono essere distinti vari
sub-sistemi. Essi sono:
-
il sub-sistema organizzativo;
-
il
sub-sistema decisionale;
-
il sub sistema informativo.
Questa è la ripartizione classica.
Il sistema organizzativo è dato dalla
combinazione più efficiente delle forze materiali, immateriali e personali
che operano nell’impresa, dalla individuazione e istituzione degli organi
aziendali, dalla attribuzione ad essi delle funzioni aziendali, dalla
definizione dei canali di comunicazione esistenti tra i vari organi
aziendali.
Il sistema decisionale non è altro che
quel sotto-insieme dell’insieme “azienda” che si occupa della gestione
ovvero di quel complesso di operazioni, tra loro coordinate, che sono poste
in essere dall’impresa per poter raggiungere il proprio fine. A titolo di
esempio rientrano tra queste operazioni l’acquisizione di finanziamento,
l’acquisto di materie prime ed impianti, l’assunzione di personale
dipendente, la vendita di prodotti.
Il sistema informativo è quello che a
noi interessa più da vicino. Esso può essere definito come l’insieme dei
dati che circolano nell’impresa, delle informazioni ottenibili da tali dati,
dei mezzi con i quali tali informazioni sono ottenibili, dei documenti che
circolano nell’impresa.
Questi sub-sistemi sono come dei sottoinsiemi
di un insieme più vasto che è l’impresa.
L’impresa nel suo complesso è oggetto di
studio dell’economia aziendale, mentre, ogni singolo sotto insieme, è
oggetto di studio di ulteriori discipline:
-
il
sistema organizzativo è studiato dall’organizzazione aziendale, dalla
psicologia aziendale, dalla sociologia;
-
il sistema gestionale è studiato dalla
tecnica mercantile, dalla tecnica bancaria, dalla tecnica del commercio
internazionale;
-
il sistema informativo è studiato dalla
ragioneria, dalla statistica e dalla matematica.
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La
ragioneria applicata, invece, applica i concetti generali ai vari
tipi di imprese. Inoltre, la ragioneria applicata si occupa anche delle
norme civili e fiscali che si rifletto sul subsistema informativo
aziendale. |
Documenti originari, scritture elementari e
scritture complesse
Le operazioni aziendali (acquisti di beni,
acquisti di impianti, accensione di prestiti, vendite di prodotti, ecc..)
formano oggetto delle rilevazioni aziendali. Per rilevazione si
intende la determinazione qualitativa e quantitativa dei dati relativi
all’impresa e al mercato, la loro classificazione, elaborazione,
rappresentazione ed interpretazione.
Nel momento in cui l’impresa effettua
un’operazione si procede alla compilazione di alcuni documenti detti
documenti originari. Sono documenti originari i contratti di acquisto e
di vendita, i contratti per prestazione di servizi; i documenti di
trasporto, le fatture di acquisto e di vendita, le ricevute, le quietanze,
le bollette del telefono, del gas e della luce, le matrici dei libretti di
conto corrente.
I documenti originari:
·
-
hanno una rilevanza giuridica. Essi
dimostrano l’esistenza di un’operazione. Ad esempio un contratto di
vendita serve a provare l’esistenza di una vendita avvenuta tra l’impresa
ed un terzo e stabilisce le condizioni alle quali essa è stata effettuata;
-
hanno una funzione di memoria perché
servono a lasciare una traccia delle operazioni aziendali compiute: così,
ad esempio, la matrice di un assegno può ricordare un prelevamento
bancario effettuato per avere della liquidità nell’impresa;
-
sono una forma elementare di rilevazione
che è alla base di ogni successiva rilevazione.
Alcuni documenti originari sono compilati
dall’impresa, mentre altri sono compilati da terzi. Così, ad esempio, le
fatture di vendita sono compilate dall’impresa, mentre quelle di acquisto
sono compilate da terzi.
Alcuni documenti originari sono obbligatori
per legge come i documenti di trasporto, le fatture, le ricevute fiscali,
gli scontrini. Altri hanno una rilevanza fiscale poiché al momento della
loro emissione devono essere pagate determinate imposte. Ciò accade, ad
esempio, nel caso di emissioni di cambiali: esse, infatti, comportano
l’obbligo di pagare l’imposta di bollo.
Altri documenti originari non hanno alcun
collegamento con la normativa fiscale: è il caso, ad esempio, delle bollette
di carico e di scarico del magazzino, degli ordini di pagamento o di
riscossione.
Abbiamo detto che i documenti originari sono
necessari per poter procedere alla compilazione delle scritture. Proprio per
questa ragione, essi sono detti anche pezze d’appoggio. Da essi,
infatti, si traggono i dati e le informazioni che confluiscono nelle
scritture.
Un’importante distinzione delle scritture è
tra:
-
scritture elementari;
-
scritture
complesse.
Tale distinzione è fatta tenendo conto dell’oggetto
della scrittura stessa.
Le scritture elementari sono dette
anche scritture ausiliarie. Esse hanno per oggetto un gruppo
determinato di operazioni considerate in modo separato rispetto a tutte le
altre classi di operazioni aziendali e prescindendo da ogni legame con esse.
Facciamo alcuni esempi per comprendere meglio
questo concetto.
Il libro cassa è una scrittura
elementare. Sul libro casso si registra un solo gruppo di operazioni, quelle
che riguardano la cassa. In questo libro, quindi, sono rilevate le sole
entrate e le sole uscite di cassa a prescindere da ogni altra
considerazione.
Lo scadenzario è una scrittura
elementare. Su tale registro si annota un solo gruppo di operazioni: le
scadenze. Nello scadenzario sono rilevate le scadenze di tutti i pagamenti
(fatture, bollette, imposte, stipendi, ecc..) e di tutti gli incassi
(fatture, fitti, cambiali attive, ecc..) senza tenere conto di nessun altro
fattore, ad esempio, senza considerare il mezzo con il quale si deve pagare
o incassare la somma (denaro contante, assegni bancari o circolari, ricevute
bancarie, cambiali, ecc..).
I partitari dei clienti sono una
scrittura elementare. Ogni partitario è intestato ad un cliente e su di esso
sono riportate tutte le operazioni intercorse tra azienda e cliente:
emissione di fattura per vendita di merce, pagamenti effettuati con
qualsiasi mezzo, concessione di sconti e abbuoni, ecc…
Anche i partitari dei fornitori sono
scritture elementari. Ogni partitario è intestato ad un fornitore ed
evidenzia tutte le operazioni intercorse tra azienda e fornitore: ricezione
della fattura emessa dal fornitore, pagamento totale o parziale della
fattura, sconti e abbuoni accordati dal fornitore, ecc..
Altre scritture elementari sono:
-
il registro delle fatture di acquisto,
nel quale sono riepilogate tutte le fatture ricevute da fornitori di beni
e servizi;
-
il registro delle fatture di vendita,
nel quale sono elencate le fatture emesse dall’impresa in seguito alla
vendita di beni e alla prestazione di servizi;
-
i registri di magazzino, che
hanno come oggetto i beni presenti in magazzino (merci, materie prime,
materie sussidiarie, prodotti finiti) e evidenziano le merci ordinate,
quelle consegnate dai fornitori, le materie prime immesse nei processi
produttivi, i prodotti finiti collocati in magazzino, le merci e i
prodotti consegnati o spediti ai clienti, ecc.. ;
-
il giornale degli acquisti dove sono
annotate le merci ordinate e quelle ricevute;
-
il giornale delle vendite dove sono
annotate le merci vendute e quelle consegnate;
-
i libri delle cambiali. Si tratta di
due registri elementari: uno riporta tutte le operazioni che riguardano le
cambiali attive, cioè cambiali che devono essere incassate dall’impresa,
mentre l’altro indica le operazioni relative alle cambiali passive, cioè
cambiali che devono essere pagate dall’impresa.
Un registro elementare particolare e molto
importate per l’impresa è la prima nota. Ogni volta che un’operazione
è compiuta all’interno dell’impresa si compila, come abbiamo già detto, il
relativo documento originario o lo si riceve da terzi. Il documento
originario è annotato su un registro detto di prima nota o
brogliaccio. Esso indica la data dell’operazione, il tipo di operazione
e la sua descrizione, il relativo importo e il riferimento ai documenti
originari. La prima nota è un libro cronologico in quanto le
operazioni sono indicate su di esso in ordine di data.
Ecco un esempio di prima nota:
| n. operazione |
Descrizione |
Importi |
| |
|
Parziali |
Totali |
|
200
201
202 |
5 marzo
Ricevuta fatt.n.300 della
ditta Rossi snc relativa a 700 pezzi della merce del tipo A2. Prezzo
pattuito 5 euro il pezzo. IVA 5%. Pagamento a 30 giorni data fattura.
Importo complessivo fattura
6 marzo
Riscossi dal cliente Gino
Mazzi euro 500 in contanti a saldo ns. fattura 200
6 marzo
Prelevati 1.000 euro dal
c/c Caripe |
|
4.200
500
1.000 |
La prima nota è un registro molto importante
perché permette di tenere una traccia di tutte le operazioni compiute in
azienda, e ancora perché serve di preparazione per la redazione del libro
giornale che è una scrittura complessa di cui parleremo tra poco e che
ci interessa particolarmente da vicino per quanto riguarda il contenuto del
nostro corso.
L’esempio da noi riportato di prima nota
rappresenta uno dei possibili modi in cui può essere compilato tale
registro: infatti, tutte le scritture elementari sono tenute con forme
libere. Questo significa che le scritture elementari possono essere
compilate su prospetti e schemi che possono essere scelti liberamente
dall’impresa. Inoltre non esistono regole particolari alle quali occorre
attenersi per la loro compilazione.
Passiamo ora all’esame delle scritture
complesse.
Mentre le scritture elementari hanno un
oggetto elementare le scritture complesse hanno un oggetto complesso.
Le scritture elementari, infatti, riportano le
operazioni relative ad un singolo oggetto (la cassa, le scadenze, le fatture
emesse, ecc..) considerato isolatamente rispetto agli altri oggetti.
Le scritture complesse, invece, riportano i
dati relativi all’intera gestione aziendale e hanno come scopo quello di
evidenziare i risultati conseguiti dall’impresa in un periodo di tempo
esaminato.
Queste scritture hanno, come detto, un oggetto
complesso che è rappresentato dal reddito e dal capitale
dell’impresa. Sui concetti di reddito e di capitale avremo modo di tornare
successivamente.
Le scritture complesse tenute all’interno
delle imprese sono due:
-
il libro giornale;
-
il libro mastro.
Il libro giornale è un libro
cronologico nel quale sono riportate, in ordine di data, tutte le
operazioni compiute dall’impresa. Le operazioni riportate sul libro giornale
sono quelle già indicate sulla prima nota. Tuttavia la prima nota, essendo
una scrittura elementare, è tenuta in forma libera, mentre il libro giornale
è tenuto con regole particolari. Questo significa che le operazioni devono
essere indicate sul libro giornale seguendo delle precise regole che sono,
per l’appunto, le regole della partita doppia che noi andremo
ad esaminare in questo corso.
Un’altra differenza notevole tra prima nota e
libro giornale è che la prima nota ha come scopo esclusivamente quello di
lasciare una traccia delle operazioni compiute dall’impresa e di preparare,
in questo modo, la redazione del libro giornale. Quest’ultimo, invece, ha
una funzione diversa: determinare il reddito conseguito dall’impresa nel
corso dell’esercizio e il capitale esistente al termine dell’esercizio.
Il libro mastro non è altro che un
insieme di conti. Ognuno di essi riporta le operazioni relative ad un certo
oggetto (ad esempio la cassa, gli acquisti, le vendite, ecc..). I partitari
dei clienti e dei fornitori, ad esempio, sono dei conti aventi ognuno per
oggetto un certo fornitore o un certo cliente.
Il libro mastro, quindi, è una scrittura
complessa poiché formata da un insieme di scritture elementari che sono i
conti.
Come abbiamo già osservato ogni operazione
aziendale dà luogo alla compilazione di uno o più documenti originari.
Questi sono annotati nelle scritture elementari dalle quali si traggono i
dati per redigere le scritture complesse. Le scritture complesse, infine,
servono per la preparazione del bilancio d’esercizio, cioè di quel documento
usato dall’impresa per comunicare, ai terzi estranei ad essa, i risultati
conseguiti.
Un’altra importante distinzione tra le
scritture riguarda le scritture cronologiche e quelle sistematiche.
Abbiamo già avuto modo di dire che la prima
nota e il libro giornale sono scritture cronologiche. Esse raccolgono i dati
in ordine di tempo.
Tra le scritture sistematiche, invece, abbiamo
il libro mastro. Sono scritture sistematiche quelle che riportano i dati in
base all’oggetto al quale si riferiscono.
Un’ulteriore distinzione delle scritture può
essere fatta a seconda dello strumento usato per la rilevazione. A tale
proposito distinguiamo le scritture in:
-
contabili;
-
extracontabili.
Le scritture contabili si avvalgono dello
strumento del conto.
Le scritture extra-contabili non utilizzano lo
strumento del conto. Esse possono essere scritture tenute in forma libera o
con metodi matematici o statistici.
Il conto
Capire cos’è il conto è fondamentale per
comprendere il funzionamento di tutte le scritture contabili.
Il libro giornale è una scrittura contabile.
Il libro mastro è una scrittura contabile.
Quindi tutte le scritture che noi esamineremo
da vicino durante le lezioni di questo corso sono scritture che impiegano lo
strumento del conto.
Ma cos’è un conto?
Il conto non è altro che una serie
ordinata di scritture. Il conto si riferisce ad un certo oggetto
e ne evidenzia le variazioni e la grandezza.
Facciamo qualche esempio per comprendere
questo concetto.
Ipotizziamo di avere il conto “cassa”. La
cassa è l’oggetto del conto. Il conto indicherà tutte le operazioni compiute
dall’impresa che riguardano la cassa: prelevamenti dalla cassa per
effettuare pagamenti in contanti, incassi di fatture in contanti, ecc.. In
questo modo il conto evidenzierà le variazioni intervenute nella cassa, le
cause di tali variazioni e la sua consistenza ad un certa data.
Prendiamo il conto “banca Caripe c/c”. Il c/c
aperto dall’azienda sulla banca Caripe è l’oggetto del conto. Il conto
indicherà tutte le operazioni compiute dall’impresa che riguardano il c/c
bancario Caripe: prelevamenti a mezzo assegni, bonifici, versamenti di
assegni o di denaro contante, ecc.. In questo modo il conto evidenzierà le
variazioni intervenute nel c/c bancario, le cause di tali variazioni e la
sua consistenza ad un certa data.
Così avremo conti aventi per oggetto gli
acquisti, le vendite, i costi del personale, i clienti, i fornitori, i
debiti e i crediti verso l’erario e così via.
I conti ci accompagneranno durante tutte le
lezioni del nostro corso.
I conti possono essere, a seconda dell’estensione
dell’oggetto, analitici o sintetici.
Sono conti analitici quelli che hanno
un oggetto elementare. Ad esempio il conto avente per oggetto il cliente
Rossi, o quello avente per oggetto la cassa, o quello avente per oggetto il
c/c acceso presso la banca Caripe.
Sono conti sintetici quelli che hanno
un oggetto dato dall’unione di più oggetti elementari tra loro omogenei. Ad
esempio il conto acceso ai clienti è un conto sintetico dato dalla riunione
dei conti analitici relativi a tutti i clienti dell’impresa. Il conto banche
c/c è un conto sintetico dato da tutti i conti analitici relativi ai vari
c/c che l’impresa ha presso vari istituti di credito.
I conti possono avere varia forma, un
contenuto variabile e possono fornire informazioni più o meno analitiche.
Ma vediamo come si presenta un conto.
Vi proponiamo due immagini:
-
la prima è la tipica forma del conto usata
da un punto di vista scolastico. E’ quella che utilizzeremo noi nel corso
delle nostre lezioni.
-
la seconda è la forma con la quale si può
presentare il conto nel caso di contabilità tenuta al computer con un
apposito programma. In questo secondo caso la forma può subire delle
variazioni a seconda del programma di contabilità usato.


Facciamo alcune considerazioni su questi due
prospetti.
Il primo è un conto sinottico, cioè un
conto che fornisce poche informazioni. Noi, nelle successive lezioni,
useremo questi conti limitandoci ad indicare i soli importi delle
operazioni. Va detto però che questo è un tipico impiego scolastico del
conto. Così facendo, infatti, quando il numero delle operazioni compiute
dall’impresa sono molte, diventa impossibile effettuare dei controlli sul
conto essendo impossibile risalire all’operazione che ha generato la
registrazione. Per cui, di solito, i conti sinottici indicano, oltre
all’importo dell’operazione anche la data e i riferimenti ai documenti
originari.
Il secondo è un conto descrittivo, cioè
un conto nel quale vengono indicate tutte le informazioni necessarie per
risalire all’operazione registrata.
Per quanto riguarda la forma entrambi i
conti sono dei conti a due sezioni, anche se si presentano in modo diverso.
Si dicono a due sezioni quei
conti che impiegano dei prospetti in cui vi sono due colonne che accolgono i
dati.
I conti a due sezioni possono essere, a loro
volta a sezioni divise o accostate.
I conti a due sezioni si dicono a sezioni
divise se il prospetto è diviso in due parti e ognuna di esse riporta
data, descrizione e importo dell’operazione. Il primo conto da noi visto,
quello usato scolasticamente, è a sezioni divise.
I conti a due sezioni si dicono a sezioni
accostate se il prospetto prevede una parte nella quale sono indicate la
data, la descrizione e i documenti originarie e una seconda parte composta
da due colonne per indicare gli importi: una per il dare e l’altra per
l’avere. Sui concetti di dare e avere torneremo in seguito. A queste due
colonne se ne può aggiungere un’altra relativa al saldo. Il secondo conto da
noi visto è a sezioni accostate.
Il conto può essere anche ad una sola
sezione se impiega un prospetto che prevede una sola colonna che
accoglie tutti i dati relativi all’oggetto.
Esistono anche i conti a più sezioni, ma sono
molto rari nelle imprese.
|
CONTI |
| estensione
dell'oggetto |
|
|
| informazioni
fornite |
|
|
| forma |
- una sezione
- due sezioni
- più sezioni
|
|
I conti sono caratterizzati da una particolare
terminologia, la cui conoscenza è fondamentale per una buona comprensione
delle lezioni successive del corso.
Abbiamo già detto che ogni conto ha un
oggetto.
Quando si inizia ad effettuare per la prima
volta le registrazioni in un conto si dice che si accende un conto o
si apre un conto: ciò vuol dire che si intesta un prospetto
all’oggetto del conto e si registra la prima operazione che lo riguarda.
Il conto è diviso in due sezioni: la sezione
di sinistra si dice DARE, mentre la sezione di destra si dice
AVERE.
Scrivere un valore nel DARE, cioè nella
sezione di sinistra, si dice ADDEBITARE il conto.
Scrivere un valore nell’AVERE, cioè
nella sezione di destra, si dice ACCREDITARE il conto.
Calcolare il SALDO del conto significa
fare la differenza tra il totale di tutti i valori iscritti nel dare e il
totale di tutti i valori scritti nell’avere.
CHIUDERE un conto significa calcolare
il saldo e scriverlo nella sezione dove il totale è minore.
Scritture obbligatorie e scritture
facoltative
Esaminiamo ora un’altra importante distinzione
che può essere effettuata tra le scritture: importante per i riflessi
giuridici e fiscali.
Le scritture possono essere obbligatorie
o facoltative.
Le prime sono quelle scritture che l’azienda
deve tenere per rispettare le norme del Codice civile, le norme fiscali o
altre leggi speciali.
Le seconde sono scritture che l’azienda non è
tenuta a redigere in base a disposizioni di legge, ma tiene per esigenze
interne.
Le scritture obbligatorie sono diverse e
possono variare a seconda del tipo di azienda, della sua dimensione o della
sua veste giuridica.
Senza volere entrare nel merito di questo
argomento che ci porterebbe fuori dall’oggetto principale del nostro corso,
possiamo dire che la principale scrittura obbligatoria è il libro
giornale che deve essere tenuto sia in base alle norme del Codice civile
che alle norme fiscali.
Non tutti gli imprenditori devono tenere
questo registro. Infatti, sono esclusi dall’obbligo di tenuta del libro
giornale, i piccoli imprenditori.
-
- 516.456,90 euro
se si tratta di imprese che hanno per oggetto attività diverse dalla
prestazioni di servizi.
|
Alcuni libri obbligatori sono previsti dalle
sole norme fiscali. I principali sono il registro delle fatture di acquisto
e il registro delle fatture emesse.
Non occorre sottovalutare l’importanza dei
registri non obbligatori. Essi non sono previsti da norme di legge e, di
conseguenza, nel caso di mancata tenuta l’impresa non può incorrere in
sanzioni. Tuttavia la loro presenza all’interno dell’impresa è fondamentale:
essi permettono all’imprenditore di conoscere ciò che accade in azienda, di
evidenziare e verificare i risultati conseguiti. Non si può amministrare ciò
che non si conosce.
Sistemi di scritture e
metodi di rilevazione
Come abbiamo già detto le scritture elementari
sono tenute in forma libera. Le scritture complesse, invece, sono
tenute applicando delle regole particolari.
Le scritture complesse hanno un oggetto
complesso: il reddito e il capitale. Esse sono composte da una serie di
registrazioni tra loro collegate in modo da formare un sistema.
Per sistema si intende un insieme
ordinato di scritture tra loro coordinate che si riferiscono ad un oggetto
complesso.
Nel corso degli anni la ragioneria ha
elaborato vari sistemi contabili:
Noi ci occuperemo di questi due ultimi sistemi
che sono tra loro abbastanza simili. Essi sono quelli normalmente utilizzati
dalle imprese. L’uso nella contabilità dell’impresa del sistema patrimoniale
è, invece, piuttosto infrequente.
Il sistema del reddito è stato
elaborato da Gino Zappa, uno dei padri della ragioneria. Esso prende il nome
di sistema del reddito proprio perché il suo scopo è quello di determinare
il reddito conseguito dall’impresa.
Il sistema del capitale e del risultato
economico deriva dal sistema del reddito e la sua costruzione si deve ad
Aldo Amaduzzi. L’introduzione di questo sistema ha avuto come scopo quello
di superare talune lacune proprie del sistema del reddito, come vedremo
meglio in seguito.
Ogni sistema può essere tenuto con vari
metodi.
Per metodo si intendono le
regole che devono essere rispettate nel comporre le scritture.
Anche i metodi sono molti. Ogni metodo può
applicarsi a vari sistemi.
Il concetto di sistema e quello di metodo sono
quindi distinti: il sistema riguarda i contenuti, il metodo la forma.
Tuttavia, sistema e metodo sono strettamente connessi l’uno all’altro: il
metodo scelto deve adattarsi al sistema usato.
Il metodo della partita doppia è quello
utilizzato attualmente.
Il metodo della partita doppia può essere
applicato sia al sistema del reddito che al sistema del capitale e del
risultato economico.
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