CONTABILITA' SEMPLIFICATA

REQUISITI PER L'AMMISSIONE ALLA CONTABILITA' SEMPLIFICATA

Aggiornato al 05.01.2017

A disciplinare la contabilità semplificata è l’art.18 del DPR 600/1973.

Con questa norma il legislatore fiscale ha voluto accordare, alle imprese minori, delle semplificazioni in merito alla tenuta della contabilità.


Affinché l’impresa sia considerata minore, e possa tenere la contabilità semplificata, sono necessari due requisiti:

  • uno soggettivo;
  • l’altro oggettivo.

Il requisito soggettivo riguarda la forma legale dell’azienda. Essa deve essere:

  • una società in nome collettivo;
  • una società in accomandita semplice;
  • una società di armamento;
  • una società di fatto;
  • un’impresa commerciale individuale.

Con quest’ultima espressione vogliamo intendere le persone fisiche che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, una delle attività commerciali indicate all’art.2195 del Codice civile, ovvero:

  • un’attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi;
  • un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • un’attività di trasporto per terra, per acqua, per aria;
  • un’attività bancaria o assicurativa;
  • altre attività ausiliarie delle precedenti (come ad esempio gli agenti e i rappresentanti di commercio).

Le attività di prestazione di servizi sono considerate come attività commerciali se organizzate in forma di impresa.

Possono essere considerate imprese minori e, di conseguenza possono applicare il regime di contabilità semplificata, anche le imprese familiari e coniugali.

Come si può comprendere chiaramente non possono essere considerate imprese minori, e non possono tenere la contabilità semplificata, le società di capitali.

Il requisito oggettivo necessario affinché l’impresa possa essere considerata un’impresa minore consiste nell’entità dei ricavi.

Le imprese in possesso del requisito soggettivo possono essere considerate imprese minori se hanno percepito ricavi non superiori a:

  • 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto la prestazione di servizi;
  • 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.

Questi sono i limiti fissati dal D.L. n.70 del 13/5/2011, convertito nella L.n.106 del 12/07/2011 (per i limiti precedenti si veda Contabilità semplificata – nuovi limiti).

Nel determinare i limiti visti sopra occorre far riferimento ai ricavi percepiti: questo a partire dal 2017 dato che il regime di contabilità semplificata diventa, da tale data, un regime basato sul criterio di cassa.

In precedenza, invece, si doveva far riferimento ai ricavi conseguiti dato che alla contabilità semplificata si applicava il criterio di competenza.

Per il 2017 si dovrà fare ancora riferimento ai ricavi conseguiti nell’anno precedente dato che nel 2016 la contabilità semplificata era ancora basata sul principio di competenza.

Il limite dei ricavi da considerare per determinare l’appartenenza o meno al regime della contabilità semplificata è quello relativo al periodo d’imposta precedente.

Ricapitolando:


Fino al 2016: ricavi conseguiti nel periodo d’imposta precedente
Per il 2017: ricavi conseguiti nell’ultimo periodo di applicazione della norma
Dal 2018: ricavi percepiti nel periodo d’imposta precedente


I soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa commerciale, qualora ritengano di conseguire ricavi per un ammontare non superiore ai suddetti limiti, possono, per il primo anno, tenere la contabilità semplificata.

Le imprese che svolgono contemporaneamente prestazione di servizi e altre attività e che eseguono registrazioni separate dei ricavi devono fare riferimento all’attività prevalente.

Per attività prevalente si intende quella con la quale sono stati conseguiti i maggiori ricavi nel periodo d’imposta.


Esempio:
impresa che vende mobili e li restaura. Registra separatamente i ricavi relativi alle due attività. L’attività prevalente è quella di vendita di mobili.
Ricavi vendita mobili (prevalente): 600.000 euro
Ricavi restauro mobili: 200.000 euro.

Si tiene conto del limite relativo all’attività di vendita di mobili (700.000). Tale limite non viene superato, essendo i ricavi di tale attività 600.000 euro: quindi l’impresa può essere considerata minore ed applicare la contabilità semplificata.

Le imprese che svolgono contemporaneamente prestazione di servizi e altre attività e che non eseguono registrazioni separate dei ricavi devono considerare prevalente l’attività di prestazione di servizi.


Esempio:
impresa che vende mobili e li restaura. Non vengono registrati separatamente i ricavi relativi alle due attività.
Ricavi complessivi: 800.000 euro.

Si tiene conto del limite relativo all’attività di prestazione di servizi (400.000). Tale limite viene superato, essendo i ricavi pari a 800.000 euro: quindi l’impresa non può essere considerata minore e non può applicare la contabilità semplificata.

La risoluzione n.293/E dell’Agenzia delle entrate ha inoltre stabilito che, nel caso in cui risulti prevalente l’attività di prestazione di servizi, ai fini dell’esonero dalla tenuta delle scritture contabili, non si deve solo verificare che tale attività non superi il limite quantitativo previsto, ma anche che la somma dei ricavi prodotti dall’attività di prestazione di servizi e dalle altre attività risulti, comunque inferiore al limite posto per le altre attività.

In presenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi appena visti, la contabilità semplificata rappresenta il regime naturale per il contribuente: tale regime è applicabile di anno in anno, salvo la facoltà di optare per il regime di contabilità ordinaria.

 
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