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  Disaggio prestiti  - emissione di un prestito obbligazionario sotto la pari

 

 

 
 
 
Approfondimento del 01.07.2007

 

I prestiti obbligazionari possono essere emessi alla pari, sopra la pari o sotto la pari a seconda che il loro valore di emissione sia pari, superiore o inferiore rispetto al valore nominale.

 

Il caso più frequente è quello di emissione sotto la pari, cioè il caso in cui il valore di emissione è inferiore rispetto al valore nominale del prestito: questo perché tale tipo di emissione favorisce la collocazione dei titoli sul mercato.

 

La differenza tra il valore nominale del prestito obbligazionario e il valore di emissione prende, in questo caso, il nome di disaggio prestiti o disaggio di emissione o perdita di emissione.

 

Ipotizziamo che una società emetta, in data 01/01 dell'anno x, 10.000 obbligazioni del valore nominale di 10 euro ciascuna. Il prezzo di emissione di ogni obbligazione è di euro 9,50.

 

Il valore nominale dell’intero prestito ammonta a 100.000 euro (10.000 obbligazioni x 10 euro) mentre il valore di emissione è pari a 95.000 euro (10.000 obbligazioni x 9,50 euro): di conseguenza il disaggio di emissione è pari a 5.000 euro (100.000 – 95.000).

 

I prestiti obbligazionari possono essere valutati con due criteri diversi:

 

COSTO AMMORTIZZATO TENUTO CONTO DEL FATTORE TEMPORALE

Nel primo caso, l'OIC 19, che disciplina la materia dei debiti, stabilisce che i disaggi di emissione dei prestiti obbligazionari sono inclusi nel calcolo del costo ammortizzato utilizzando il criterio dell'interesse effettivo. Questo implica che essi siano ammortizzati lungo la durata attesa del debito. Il loro ammortamento integra o rettifica gli interessi passivi calcolati al tasso di interesse nominale in modo tale che il tasso di interesse effettivo possa rimanere un tasso di interesse costante lungo la durata del debito da applicarsi al suo valore contabile, fatta salva la rilevazione delle variazioni imputabili ai flussi finanziari dei tassi variabili di riferimento, ove applicabili.

 

 

Vediamo questo cosa significa da un punto di vista pratico.

 

Il valore iniziale di iscrizione del prestito è dato dalla differenza tra il suo valore nominale (100.000) e il disaggio di emissione (5.000) ovvero esso è pari a 95.000.

 

La registrazione da fare in partita doppia, al momento della sottoscrizione del prestito da parte degli obbligazionisti è la seguente:

 

 

Obbligazionisti c/sottoscrizione

a

Prestito obbligazionario

 

 

95.000

 

 

 

 

 

Si supponga, inoltre, che il tasso di interesse annuo sia del 5% e che gli interessi vadano corrisposti in data 31/12 di ogni anno in via posticipata, mentre il capitale verrà rimborsato in un'unica soluzione alla scadenza del prestito che avverrà a 5 anni dalla data di emissione.

 

 

L'interesse annuo pagato dalla società agli obbligazionisti ammonta a 5.000 euro.

L'importo che la società dovrà restituire alla scadenza sarà pari a 105.000 euro, ovvero il valore nominale (100.000) più l'ultima rata di interessi (5.000).

 

Il TIR (Tasso interno di rendimento), nel nostro esempio, è pari a 6,193 (per comprendere come si calcola il TIR e il costo ammortizzato si legga Esempio di calcolo del costo ammortizzato di un debito)

Inoltre ipotizziamo che il tasso di mercato non sia significativamente diverso rispetto al tasso desumibile dalle condizioni contrattuali quindi non si dovrà procedere all'attualizzazione del debito.

 

 

 

L'interesse maturato nel primo esercizio ammonta a:

 

95.000 x 6,193% = 5.883,35.

 

 

L'interesse corrisposto nel primo esercizio ammonta a 5.000 euro. Quindi, al momento del pagamento dell'interesse si dovrà registrare:

 

capitale iniziale + interesse maturato - interesse corrisposto

 

95.000 + 5.883,35 - 5.000 = 95.883,35.

 

 

Interessi passivi su prestiti obbligazionari

a

Diversi

 

5.883,35

 

a

Banca c/c

5.000,00

 

 

a

Prestiti obbligazionari

883,35

 

 

 

 

 

 

 

Pertanto, il valore del prestito obbligazionario dopo la registrazione sarà:

 

95.000 + 883,35 = 95.883,35.

 

 

I valori da registrare nei vari esercizi saranno:

 

Esercizio Valore iniziale

(a)

Interesse di competenza

(b) = (a) x 6,193%

Interesse corrisposto

(c) = 100.000 x 5%

Valore finale

(d) = (a) + (b) -(c)

x 95.000,00 5.883,35 5.000 95.883,35
x+1 95.883,35 5.938,06 5.000 96.821,41
x+2 96.821,41 5.996,15 5.000 97.817,56
x+3 97.817,56 6.057,84 5.000 98.875,40
x+4 98.875,40 6.123,35 5.000 10.000,00

 

Ovviamente, nel nostro esempio, essendo gli interessi corrisposti in data 31/12 di ogni anno non si procede al calcolo dei ratei passivi (a tale proposito si veda Rateo interessi passivi su mutui).

 

 

VALORE NOMINALE

Nel caso in cui l'impresa redige il bilancio in forma abbreviata e si avvale della facoltà di valutare i debiti al valore nominale, il disaggio di emissione è iscritto tra i risconti attivi e viene ammortizzato a quote costanti lungo la durata del prestito ad integrazione degli interessi passivi nominali.

 

Tornando all'esempio precedente, al momento della sottoscrizione del prestito obbligazionario si avrà:

 

 

Diversi

a

Prestiti obbligazionari

 

100.000

Obbligazionisti c/sottoscrizione

 

 

95.000

 

Disaggio di emissione

 

 

5.000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine dell'esercizio successivo si dovrà rilevare:

 

Risconti attivi disaggio di emissione

a

Disaggio di emissione

 

 

4.000

 

 

 

 

 

Il risconto è ottenuto:

  • dividendo il disaggio per il numero di esercizi di durata del prestito obbligazionario (5.000 : 5 = 1.000);

  • sottraendo al disaggio la quota da imputare a ciascuno dei 5 esercizi (5.000 - 1.000 = 4.000).

In questo modo la perdita di emissione grava sull’esercizio per 1.000 euro.

 

 

Al termine dell'esercizio successivo si dovrà rilevare:

 

Quota amm.to disaggio emissione

a

Risconti attivi disaggio di emissione

 

1.000

 

 

 

 

 

 

 

In questo modo si rinviano ai futuri esercizi risconti per 3.000 e così via.

 

 

La quota di ammortamento imputata a ciascun esercizio viene rilevata nel Conto economico tra i proventi e oneri finanziari, alla voce “I” (C.17 del Conto economico).

 

 

Ricordiamo, infine, che il criterio del costo ammortizzato può non essere applicato se gli effetti sono irrilevanti cosa che accade se ogni differenza tra valore iniziale e valore a scadenza è di scarso rilievo.

 
   

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