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Cerchiamo di esaminare quali sono i costi
che una società di capitali deve sopportare per potersi finanziare
attraverso l’emissione di un prestito obbligazionario.
Il primo costo da considerare è sicuramente l’interesse
che l’impresa paga agli obbligazionisti. L’interesse può essere fisso o
variabile (si veda a tale proposito l’approfondimento ….). In ogni caso, il
prestito obbligazionario può essere collocato sul mercato con maggiore
facilità se presenta un rendimento superiore rispetto ai titoli di Stato
aventi analoga scadenza.
Un ulteriore costo che l’impresa deve
sostenere è l’eventuale perdita o disaggio di emissione. Essa
si ha, allorquando il valore di emissione del titolo è inferiore rispetto al
suo valore nominale. In pratica, l’impresa chiede agli obbligazionisti, al
momento della sottoscrizione, il pagamento di un prezzo inferiore rispetto
al valore che verrà rimborsato alla scadenza. Anche tale costo serve a
rendere i titoli più appetibili e, dunque, a favorirne la sottoscrizione da
parte dei risparmiatori.
A questi costi, finanziari, che costituiscono
la remunerazione degli obbligazionisti, se ne aggiungono altri, come ad
esempio:
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costi per certificati ed attestazioni;
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costi di stampa e bollattura dei titoli;
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costi d’informazione e pubblicità;
-
costi per l’Offerta Pubblica di Vendita o di
Sottoscrizione;
-
imposte di registro per le assemblea
straordinaria
-
commissioni per gli agenti di cambio o al
consorzio di collocamento.
Inoltre, occorre tenere presente che
l’emissione del prestito obbligazionario comporta il potenziamento
dell’ufficio titoli e, anche questa circostanza, si traduce, in genere,
in un ulteriore aumento di costi.
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