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Ogni impresa può affrontare il tema della
pianificazione in due modi diversi:
-
con una impostazione
estrapolativa, cioè considerando il futuro come una estrapolazione
del passato e del presente
-
con una impostazione
strategia, cioè considerando l’azienda come un soggetto attivo
nell’ambito dell’ambiente in cui opera, cercando di cogliere dall’ambiente
sia le opportunità che i possibili rischi e le possibili minacce.
L’impostazione estrapolativa può dare
risultati poco attendibili dato che l’ambiente è soggetto a
cambiamenti molteplici e repentini che spesso non consentono di prevedere il
futuro sulla base degli eventi passati.
Rientrano tra le tecniche di pianificazione
estrapolative i sistemi di pianificazione a lungo termine (long
range planning).
Questi metodi hanno trovato una larga
applicazione negli anni ’50 e ’60, quando il futuro era più facilmente
prevedibile partendo dall’esame delle tendenze passate della domanda.
In effetti, in un ambiente caratterizzato
dalla stabilità dei cambi, dalla continua espansione della domanda, dalla
sicurezza dei mercati, non era difficile prevedere l’andamento futuro dei
mercati e dell’azienda.
In questo contesto le imprese concentravano la
loro attenzione sull’aspetto produttivo ed economico
preoccupandosi soprattutto di realizzare economie di scala, di accrescere la
propria capacità produttiva e la propria efficienza produttiva.
La pianificazione era basata su un sistema che
possiamo definire dall’alto verso il basso. Dagli obiettivi generali
a quelli parziali, da quelli di lungo periodo a quelli di breve
periodo.
L’accresciuto livello di competitività dei
mercati, il diffondersi di nuove tecniche produttive e la graduale
saturazione del mercato di alcuni prodotti o settori produttivi hanno
condotto, verso gli ani ’60, ad evidenziare i limiti di un sistema di
pianificazione scarsamente flessibile.
In questo nuovo contesto ambientale si sono
diffuse le tecniche di pianificazione basate su un approccio strategico
come lo strategic planning e lo strategic management.
La pianificazione strategica o
strategic planning fu introdotta da Ansoff e la definisce come “una
razionale analisi delle opportunità offerte dall’ambiente e dai punti di
forza e debolezza dell’impresa, nonché una selezione dei punti d’incontro
tra i due che meglio soddisfa gli obiettivi dell’azienda stessa”.
La differenza rispetto all’impostazione
precedente è sostanziale: l’impresa cerca di anticipare, di affrontare e, in
alcuni casi, anche di provocare dei cambiamenti nell’ambiente.
Partendo dall’analisi dell’ambiente e dalle
risorse e dalla potenzialità dell’impresa, si definisce la strategia. I
piani, i programmi e i budget definiscono le azioni da intraprendere per
realizzare la strategia fissata.
Anche la pianificazione strategica ha
evidenziato, alla fine degli anni ’70, alcuni limiti. Di fronte ad un
ambiente fortemente instabile e discontinuo a rapidi cambiamenti nel
contesto competitivo, è emersa la difficoltà delle organizzazioni aziendali
a mettere in atto cambiamenti rapidi e radicali.
E’ allora necessario disporre di strumenti che
consentano di cogliere in anticipo di segnali di cambiamento provenienti
dall’ambiente e di modificare in modo tempestivo le strategie fissate. In
quest’ottica si pone il management strategico o strategic
management che tiene conto dell’esigenza di gestire le discontinuità
ambientali, di cogliere le opportunità provenienti dall’ambiente, di
prevenire i pericoli derivanti da cambiamenti esterni all’impresa.
Per fare ciò il management strategico presta
una particolare attenzione, oltre alle risorse finanziarie e
tecniche dell’impresa (cosa che accadeva anche in precedenza), anche
alle risorse umane e alle informazioni.
Questa impostazione tende a
concepire l’azienda come un sistema
secondo una logica sistemica, le cui componenti (produttive, commerciali,
logistiche, umane, ecc..) sono in relazione tra loro e con l’ambiente
esterno. |