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Ogni azienda ha una certa capacità produttiva, vale a dire
l'attitudine di produrre un dato volume di beni o servizi in una determinata
unità di tempo.
La capacità produttiva dell'azienda dipende ovviamente
dall'entità degli investimenti in fattori ad utilizzo pluriennale. Tale
entità sarà determinata in conformità a quelle che si prevedono siano le
quantità collocabili sul mercato dall'azienda.
Poiché l'andamento della propensione al consumo futura dipende da
variabili economiche non controllabili direttamente dal singolo
imprenditore, la sua previsione è ovviamente incerta. Tale incertezza è la
principale causa del rischio d'impresa.
Ma come può, l'impresa, dotata di un certo livello d'investimenti
e dunque di una determinata capacità produttiva, nel breve periodo, far
fronte a variazioni della domanda da parte del mercato?
Con le riserve d'operatività, che hanno un importantissimo ruolo
nella tutela dell'impresa dalle conseguenze della variabilità del mercato.
Le riserve d'operatività si differenziano in riserve di
producibilità e riserve di ricettività.
Le riserve di producibilità sono date dalla differenza tra
la massima capacità produttiva dell'azienda e la produzione media della
stessa.
Le riserve di ricettività sono date dalla differenza tra la
massima capacità d'assorbimento del mercato e la massima capacità produttiva
dell'impresa.
Vediamo questi concetti ricorrendo ad un grafico.

Esaminiamo il grafico.
La curva "a" rappresenta la produzione effettiva
dell'impresa.
La curva "b" rappresenta la massima quantità producibile dall'impresa.
La curva "c" rappresenta la massima capacità ricettiva del mercato
dell'impresa.
La zona tratteggiata verticalmente costituisce la
riserva di ricettività.
La zona col tratteggio orizzontale è la riserva di producibilità.
Al tempo t0 l'azienda in esame ha un volume di investimenti in
impianti che le permette di arrivare ad una produzione massima di q1,
sensibilmente inferiore alla massima quantità collocabile sul mercato che è
q4. L'azienda, partendo da una produzione pari a q0, accresce la stessa fino
ad arrivare al tempo t1 ad annullare completamente la propria riserva di
producibilità. A questo punto viene deciso un incremento degli investimenti
che consente di portare la quantità massima producibile dall'azienda a q2,
con un nuovo incremento della riserva di producibilità e una riduzione della
riserva di ricettività. Una situazione del tutto analoga accade al tempo t2.
E' evidente che le riserve di producibilità permettono all'azienda
di far fronte a variazioni della domanda di breve periodo, soddisfacendo le
punte massime della stessa. In questo modo l'azienda può far fronte a delle
punte temporanee di domanda del mercato senza bisogno di intervenire
sull'entità dei propri investimenti. Al contempo l'azienda avrà la
possibilità di sfruttare gli impianti ad un livello inferiore a quello
massimo: impiegandoli nella maniera tecnicamente più adeguata.
Quando la produzione effettiva dell'azienda tende stabilmente
verso la massima produzione possibile, dati gli impianti a disposizione,
sorge il problema di valutare, a livello di pianificazione, l'opportunità di
incrementare l'entità degli investimenti. In questi casi bisognerà tenere
presente che l'incremento degli impianti, e quindi della massima capacità
produttiva dell'impresa, non leda eccessivamente la riserva di ricettività.
Questa, infatti, può consentire all'azienda di far fronte ad eventuali
flessioni della domanda prevista. Se la domanda dovesse attestarsi a livelli
inferiori a quelli previsti, l'assenza di tali riserve, potrebbe portare
l'azienda ad avere capacità produttive eccessive rispetto alle capacità di
ricezione del mercato.
Le riserve di producibilità consentono di ottenere un ottimale
rendimento degli impianti, senza impedire di far fronte a punte critiche di
domanda, facendo ricorso alla massima capacità produttiva degli impianti,
sempre che le materie prime e sussidiarie aggiuntive necessarie, siano
disponibili grazie ad un'opportuna politica di approvvigionamenti. |
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