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Esiste poi la possibilità di calcolare
quote di ammortamento variabili. Anche queste non sono ritenute
opportune dall’Oic16 se non in ipotesi particolari come nel caso di
industrie estrattive. Il calcolo di quote di ammortamento variabili si ha
allorquando le quote sono determinate di esercizio in esercizio in base ad
opportuni indici quantitativi come la quantità di produzione o le ore di
lavoro.
Le quote di ammortamento calcolate in base
alla quantità di produzione sono determinate in modo direttamente
proporzionale al rapporto tra la quantità di produzione ottenuta
nell’esercizio e il volume complessivo di produzione che si presume si possa
avere nel corso della vita utile dell’impianto.
In modo analogo le quote di ammortamento
calcolate in base alle ore di lavoro sono determinate in modo
direttamente proporzionale al rapporto tra le ore di lavoro dell’esercizio
dell’impianto da ammortizzare e quelle complessive presunte per l’intera
durata della vita utile del bene.
E’ evidente che il limite maggiore di questo
metodo sta nella difficoltà insita nella previsione della quantità totale di
produzione o delle ore complessive di lavoro dell’impianto. La
determinazione preventiva di tali valori è estremamente ardua, come pure
difficile è prevedere in modo attendibile la durata dei beni da ammortizzare
soprattutto per la possibilità che vengano eliminati dal processo produttivo
per cause economiche.
Va poi osservato che non sempre vi è una
relazione tra volume di produzione o ore di lavoro e deperimento fisico del
bene. In alcuni casi, infatti, il logorio fisico dell’immobilizzazione non è
direttamente proporzionale alla quantità prodotta o alle ore di lavoro:
l’uso di un impianto, spesso, è solo una delle cause del suo deperimento
fisico.
Esistono poi delle immobilizzazioni che
subiscono un logorio fisico maggiore proprio quando sono inattive come nel
caso delle fornaci. Infine, uno stesso impianto potrebbe subire un
deperimento diverso a seconda del tipo di lavorazione eseguita.
Ultima considerazione, ma non meno importante,
è che il logorio fisico è solamente uno dei fattori di cui occorre tenere
conto nella ripartizione del costo pluriennale tra vari esercizi attraverso
il calcolo delle quote di ammortamento. E’ pur vero che, in alcuni casi può
apparire logico far gravare il costo pluriennale relativo ad una
immobilizzazione maggiormente negli esercizi in cui, a seguito di una
maggiore produzione, sono conseguiti dei maggiori ricavi. In ogni caso, i
criteri di ammortamento proporzionali alle quantità di produzione o alle ore
di lavoro, anche quando sono ritenuti opportuni, vanno usati con cautela in
modo da evitare di imputare degli ammortamenti esigui in alcuni esercizi in
attesa di migliori condizioni di gestione.
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