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Nel calcolare le quote di ammortamento delle
immobilizzazioni, da imputare all'esercizio, si possono usare:
-
quote di ammortamento costanti;
-
quote di ammortamento crescenti;
-
quote di ammortamento decrescenti;
-
quote di ammortamento variabili.
Tra questi criteri si deve dare la preferenza
al calcolo di quote di ammortamento costanti. Tuttavia i criteri di
ammortamento devono assicurare una razionale e sistematica imputazione del
valore dell’immobilizzazione durante la vita utile della stessa. Di
conseguenza, non necessariamente devono essere applicate quote di
ammortamento costanti, ma possono essere applicate anche quote di
ammortamento decrescenti, pur essendo da preferirsi le prime.
Anche se le quote di ammortamento costanti
sono da preferirsi, secondo l’Oic16 è ammissibile anche il calcolo di quote
di ammortamento decrescenti. Questo metodo presuppone che le
immobilizzazioni cedano all’impresa una maggiore utilità nei primi esercizi
di vita rispetto ai successivi.
Le quote di ammortamento decrescenti
possono essere calcolate con diversi metodi matematici. Alcuni autori
suggeriscono il calcolo di quote di ammortamento decrescenti rappresentante
da una percentuale fissa del valore residuo da ammortizzare risultante
all’inizio dell’esercizio, altri suggeriscono l’uso di una percentuale
decrescente sul valore originario del bene, altri ancora ritengono utile
calcolare le quote di ammortamento in modo direttamente proporzionale al
decrescere del numero di esercizi che deve ancora decorrere prima della
eliminazione dell’immobilizzazione.
L’Oic16 suggerisce l’uso di due metodi per il
calcolo delle quote di ammortamento decrescenti:
Il metodo logaritmico consiste
nell’applicare una formula al valore residuo da ammortizzare all’inizio
dell’esercizio. Poiché tale valore decresce nel tempo per effetto del
calcolo delle quote di ammortamento, la quota calcolata in ogni esercizio
sarà inferiore rispetto a quella dell’esercizio precedente.
Il metodo aritmetico o americano
che consiste nel moltiplicare il costo storico del cespite per un rapporto
costruito ponendo al numeratore il numero di anni di vita residui del bene e
al denominatore il numero di anni che rappresentano la somma dei periodi di
ammortamento non ancora decorsi. Mano a mano che si riduce la vita utile
residua del bene si riduce anche la quota di ammortamento annua.
Esempio di quota di ammortamento con
metodo aritmetico.
Valore da ammortizzare 50.000. Vita utile del
bene: 5.
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Periodi di ammortamento non ancora decorsi |
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Quota di
ammortamento |
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1° esercizio |
5 esercizi |
50.000 x 5/15 |
16.667 |
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2° esercizio |
4 esercizi |
50.000 x 4/15 |
13.333 |
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3° esercizio |
3 esercizi |
50.000 x 3/15 |
10.000 |
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4° esercizio |
2 esercizi |
50.000 x 2/15 |
6.667 |
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5° esercizio |
1 esercizio |
50.000 x 1/15 |
3.333 |
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Totale |
15 |
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50.000 |
In genere si ritiene utile l’impiego di quote
di ammortamento decrescenti in tutti i casi nei quali l’uso del bene da
ammortizzare comporta il sostenimento di spese di manutenzione e
riparazione che tendono ad aumentare nel tempo.
Inoltre, il calcolo di quote di ammortamento
decrescenti trova una valida giustificazione in tutti i casi nei quali ci si
trova di fronte ad immobilizzazioni che perdono progressivamente la loro
efficienza o che presentano un elevato rischio di eliminazione per
circostante economiche, indipendentemente dal logorio fisico.
Il calcolo di quote di ammortamento
decrescenti fa gravare quote più elevate nei primi esercizi di vita utile
del bene ammortizzato: questo, in alcuni casi, può presentare degli
svantaggi soprattutto qualora l’uso dell’immobilizzazione nel suo primo
periodo di vita è più limitato o nelle imprese di nuova costituzione. In
queste ipotesi, infatti, i risultati della gestione sono meno favorevoli
proprio negli esercizi nei quali sono calcolate quote di ammortamento più
elevate. |