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Il
diagramma di redditività è uno strumento che permette di conoscere
il volume di produzione minima in corrispondenza del quale i ricavi totali
coprono i costi totali.
Tale
diagramma, tuttavia, presenta una serie di limiti.
Il
primo consiste nel fatto che ipotizza che tutta la produzione realizzata sia
anche venduta. Non considera, quindi, la presenza del magazzino.
Infatti,
l’ipotesi di partenza è che le rimanenze finali siano uguali a quelle
iniziali.
Nel
determinare il punto di pareggio si pone la seguente relazione
pQ
= CF + cvQ.
dove
p
è il prezzo di vendita unitario;
Q
la quantità venduta
CF
il costo fisso;
cvQ
il prodotto tra costi variabili unitari e quantità prodotta.
E’
evidente, quindi, che la relazione presuppone che Q sia al tempo stesso sia
la quantità prodotta che quella venduta.
Un
secondo limite è dato dall’ipotesi che il prezzo unitario di vendita sia
costante. Però, come è noto, accade spesso che tale prezzo vari in
funzione della quantità venduta poiché il produttore applica prezzi di
vendita più bassi ai clienti che acquistano maggiori quantitativi.
Altra
ipotesi di partenza che non sempre si riscontra nella realtà è quella che
relativa ai costi variabili che a volte non risultano essere proporzionali.
I
costi variabili sono, per definizione, costi che variano al variare della
quantità prodotta. Non è detto però che il costo vari in modo
proporzionale al variare del volume della produzione.
Facciamo
alcuni esempi.
Supponiamo
che il costo variabile unitario ammonti a 1 euro per pezzo prodotto.
Il
costo di dice proporzionale.
Se
l’impresa produce 1 pezzo sostiene un costo di 1 euro.
Se
produce 2 pezzi sostiene un costo di 2 euro.
Se
ne produce 100 di pezzi sostiene un costo di 10 euro.
Graficamente
questi costi li possiamo rappresentare così.

Ed
è questo, per l’appunto, il tipo di costo variabile ipotizzato nel
diagramma di redditività.
Il
costo però può variare anche in modo meno che proporzionale
rispetto al volume della produzione. In questi casi di parla di costo
degressivo che graficamente si presenta così:

Può
anche accadere che, oltre un certo livello di produzione i costi
variabili decrescono al crescere delle quantità prodotte. Si parla
allora di costi regressivi che sugli assi cartesiani appaiono così:

E’
anche possibile che i costi crescano in maniera più che proporzionale al
variare del volume della produzione. Si parla, in questo caso di costi
progressivi che possiamo rappresentare nel modo seguente:

Inoltre,
nel diagramma di redditività il volume della produzione viene considerato
l’unico elemento che può determinare una variazione dei costi. Non si
tiene conto, ad esempio, di altri fattori che possono incidere sui costi,
come ad esempio la qualità del prodotto.
Infine,
esso non tiene conto della difficoltà che spesso si incontrano nella
pratica, nel distinguere tra costi fissi e costi variabili , né considera
che anche l’entità dei costi fissi può variare nel tempo.
Nonostante
questi limiti, il diagramma rimane un valido strumento per determinare il
punto di pareggio e rappresenta un punto di partenza per condurre analisi di
breve periodo. |