PASSIVITA' CORRENTI

IN COSA CONSISTONO

Aggiornato al 02.03.2010

Le passività correnti rappresentano finanziamenti in atto a titolo di credito a breve termine.

In parole povere si tratta di finanzianti attinti da fonti esterne, cioè di crediti concessi all’impresa da terzi.

Le passività correnti rientrano, quindi, tra i capitali di terzi, detti anche capitali di credito.

I capitale di terzi, a loro volta, comprendono sia i debiti di finanziamento veri e propri che i debiti di funzionamento.

I primi, sono debiti aventi per oggetto una somma di denaro (ad esempio mutui, anticipazioni, scoperti di conto, ecc..), mentre i secondi sono dilazioni di pagamento ottenute in concomitanza con operazioni di acquisto.

Perché si possa parlare di passività correnti il finanziamento deve avere una durata breve, inferiore ai 12 mesi.


Tra le passività correnti si comprendono:

  • c/c bancari passivi;
  • debiti a breve di natura commerciale (debiti verso fornitori, cambiali passive)
  • debiti a breve verso il personale (per salari e stipendi liquidati ma non ancora pagati);
  • debiti a breve verso enti vari (inps, inail, erario, ecc..);
  • altri debiti a breve;
  • ratei e risconti passivi;
  • anticipi da clienti.

Va osservato che tra le passività correnti va inclusa anche la parte corrente dei debiti a medio e lungo termine.


Esempio:
l’impresa ha contratto un mutuo di 10.000 euro a 5 anni. Si tratta, quindi di una passività a medio e lungo termine.
Il mutuo prevede il rimborso di rate semestrali comprensive di capitale e di interessi.
Se l’impresa, nel corso dei successivi 12 mesi, deve rimborsare 2.000 euro possiamo dire che 8.000 euro rappresentano un debito a medio e lungo termine, mentre 2.000 euro costituiscono una passività corrente.

 
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