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Le
passività consolidate rappresentano finanziamenti in atto a
titolo di credito a medio e lungo termine.
In
parole povere si tratta di finanzianti attinti da fonti esterne, cioè
di crediti concessi all’impresa da terzi.
Le
passività consolidate rientrano, quindi, tra i capitali di terzi,
detti anche capitali di credito.
I
capitale di terzi, a loro volta, comprendono sia i debiti di
finanziamento veri e propri che i debiti di funzionamento.
I
primi, sono debiti aventi per oggetto una somma di denaro (ad esempio
mutui, anticipazioni, scoperti di conto, ecc..), mentre i secondi sono dilazioni
di pagamento ottenute in concomitanza con operazioni di acquisto.
Perché
si possa parlare di passività consolidate il finanziamento deve avere una
durata superiore ai 12 mesi.
Tra
le passività consolidate si comprendono:
Va
osservato che dalle passività consolidate va esclusa la parte corrente
dei debiti a medio e lungo termine.
Esempio:
dalla
contabilità risulta un fondo TFR di 100.000 euro. Esso rappresenta una
passività a medio e lungo termine.
Tuttavia
l’impresa sa che, nei successivi 12 mesi, dovrà pagare 30.000 euro ad un
dipendente che andrà in pensione per raggiunti limiti di età.
Quindi,
il fondo TFR rappresenta una passività consolidata per 70.000 euro, mentre
costituisce una passività corrente per i restanti 30.000 euro.
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