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Quando
parliamo di attività correnti facciamo riferimento ai fondi
liquidi a disposizione dell’impresa e agli investimenti in atto a
breve termine. Le attività correnti sono spesso denominate anche capitale
circolante lordo.
L’espressione
breve termine è usata per indicare un periodo amministrativo inferiore
ai 12 mesi.
In
linea di massima si considerano attività correnti:
-
i
beni destinati alla vendita o al rapido consumo, come imballaggi, merci,
combustibili, ecc;
-
i
crediti di natura commerciale;
-
i
mezzi finanziari già liquidi.
Le
attività correnti possono essere distinte in:
-
liquidità
immediate;
-
liquidità
differite;
-
rimanenze.
Le
liquidità immediate sono rappresentate dai mezzi finanziari che si
presentano già in forma liquidata come il denaro in cassa, i conti correnti
bancari e postali, i francobolli e le marche da bollo, le cedole di
interesse già scadute su titoli.
Le
liquidità differite sono costituite da crediti e cambiali attive che
possono essere riscosse o smobilizzate nel breve termine. Si comprendono in
questa voce anche i titoli realizzabili a breve, i ratei e i risconti
attivi. L’espressione liquidità differite è, a volte, sostituita con
quella di disponibilità.
Infine,
tra le rimanenze, vengono comprese tutte le rimanenze di magazzino
(materie prime, materiali di consumo, merci, prodotti finiti), ma anche gli
anticipi su forniture per il magazzino.
Nella
riclassificazione non si deve tenere conto solamente della scadenza
tecnica dei crediti, ma anche della concreta possibilità di riscossione
degli stessi. Così un credito tecnicamente a breve termine, ma di difficile
riscossione e per il quale viene chiesto continuamente il rinnovo, non
costituisce un’attività corrente non potendo essere convertito
rapidamente il denaro liquido.
Lo
stesso potremmo dire per alcune rimanenze di magazzino, difficilmente
vendibili perché divenute fuori moda o obsolete. |