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  Autofinanziamento - cosa si intende con questa espressione

 

 

 
 
 
Approfondimento del 30.07.2008

 

L’espressione autofinanziamento è usata per indicare la capacità dell’impresa coprire in modo autonomo parte del fabbisogno finanziario generato dalla gestione, cioè dall’insieme di operazioni compiute dall’impresa per raggiungere l’obiettivo aziendale (acquisti di materie prime, pagamento di salari e stipendi, acquisti di macchinari ed impianti, ecc..).

 

L’autofinanziamento può essere inteso:

  • in senso stretto;

  • in senso lato.

In senso stretto, si parla di autofinanziamento facendo riferimento agli utili prodotti da un’azienda e non prelevati dall’imprenditore o dai soci. Tali utili, poiché vengono trattenuti all’interno dell’impresa, servono a finanziare l’azienda.

Essi, vanno ad accrescere l’entità del capitale netto dell’impresa che serve a coprire parte del fabbisogno finanziario della stessa. Si parla, a tale proposito, di capitale autogenerato in quanto si tratta di ricchezza prodotta all’interno dell’impresa a differenza del capitale di apporto che viene apportato dall’imprenditore o dai soci al momento della costituzione della stessa o successivamente.

 

Accanto a questa definizione di autofinanziamento, ne esiste un’altra, quella dell’autofinanziamento in senso lato. Essa si fonda sul concetto che l’utile netto dell’impresa è dato dalla differenza tra ricavi e costi di competenza del periodo.

 

Utile  d’esercizio = Ricavi di competenza – Costi di competenza

 

I ricavi generano delle entrate, mentre i costi generano delle uscite. Tuttavia tra i costi di competenza troviamo anche dei componenti negativi di reddito che non generano uscite finanziarie. Esistono, infatti, dei componenti negativi di reddito che contabilmente sono accollati all’esercizio, in quanto sono considerati di competenza dello stesso, ma che non danno luogo, per lo meno nell’immediato, ad uscite di tipo finanziario. Esempi di tali componenti negativi di reddito sono gli ammortamenti, il fondo imposte, il fondo TFR, il fondo svalutazione crediti, ecc..

 

Utile  d’esercizio = Ricavi di competenza – Costi di competenza che generano uscite finanziarie – Costi di competenza che non generano uscite finanziarie

 

 

 

Nel determinare l’utile di un periodo, si procede contabilmente, ad accollare al periodo alcuni componenti negativi che, nell’immediato non danno luogo ad uscite finanziarie. Il relativo importo viene accantonato in un fondo del passivo (f.ondo ammortamento, fondo TFR, ecc..). In questo modo si trattiene della ricchezza prodotta all’interno dell’impresa, ed essa andrà a finanziarie gli investimenti aziendali.

 

Quindi l’autofinanziamento in senso lato lo si ottiene sommando all’autofinanziamento in senso stretto, i componenti negativi di reddito che non generano uscite finanziarie nell’immediato.

 
   

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