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Vediamo, di seguito, come si può procedere al
calcolo dell’E.V.A. (Eccesso di Valore Attualizzato).
In primo luogo occorre scegliere un tasso
di attualizzazione: esso esprime il costo del capitale che grava
sull’impresa che effettua l’investimento, tenuto conto delle condizioni di
mercato.
Esempio: supponiamo che l tasso del 5% sia
in grado di esprimere il costo del capitale e che, dunque, venga scelto come
tasso di attualizzazione.
Quindi, bisogna procedere al calcolo del tasso
di valore attualizzato.
A tale proposito occorre distinguere due casi
diversi:
In questo caso occorre sommare
algebricamente l’esborso iniziale con il valore attuale dei flussi di
recupero disponibili in tempi diversi e successivi.
In questa seconda ipotesi occorre sommare
algebricamente il valore attuale degli esborsi diluiti nel tempo con il
valore attuale dei flussi di recupero disponibili.
La formula da applicare è la seguente:

dove abbiamo indicato con r il tasso di
sconto, con E le varie entrate e con U le varie uscite.
Vediamo, attraverso un esempio, come si
calcola l’E.V.A..
Supponiamo che il tasso di attualizzazione
prescelto sia il 5%. Che l’esborso iniziale ammonta a 2.500 euro e che i
flussi di recupero previsti nei diversi anni sono i seguenti:
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Anno |
Flusso di recupero |
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1° |
1.200 |
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2° |
1.300 |
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3° |
1.500 |
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4° |
1.550 |
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5° |
1.600 |
Ecco come va eseguito il calcolo.
E.V.A. = 1.200 1/(1 + 0,5) +
1.300 2/(1 + 0,5) + 1.500 3/(1 + 0,5) + 1.550 4/(1
+ 0,5) + 1.600 5/(1 + 0,5) - 2.500
- (nota 1)
E.V.A. = 1.200 x 0,666666 + 1.300 x 0,444444
+ 1.500 x 0,296296 + 1.550 x 0,197530 + 1.600 x 0,131687 – 2.500
E.V.A. = 799,9992 + 577,7772 + 444,444 +
306,1715 + 210,6992 – 2.500
E.V.A. = - 160,9089
Nel nostro esempio l’E.V.A. è negativo: quindi
le entrate previste per il futuro non sono sufficienti a coprire l’esborso
iniziale e, pertanto, l’investimento non appare fattibile.
(nota 1) - Si rammenta che: x elevato alla -n
è uguale a n/x. |