COPIARE O NON COPIARE

COPYRIGHT E MODA

di Francesca Gialli
Aggiornato al 05.11.2007

E’ possibile garantire il copyright di una particolare gonna di Mary Quaint o di un determinato logo, ma sarebbe costituzionale e produttivo imporlo al concetto di minigonna o al modello di borsa baguette?

La moda può essere considerata una forma d’arte? Se per arte si intende la capacità di interpretare temi universali in modo innovativo, sicuramente sì. E’ però anche un business fondato sulla capacità di acquisto di prodotti che tendono a diventare status symbol e su una modalità di pensiero di massa tipica del mercato globale.

Questa dicotomia è la base su cui si fonda il dilemma sul “diritto di copia” che, con la Settimana della Moda di New York, è tornato a dividere gli Stati Uniti e il mondo dell’Haute Couture.

Da una parte, il Senatore Charles Schumer che ha presentato una proposta di legge per impedire la falsificazione dei capi di alta moda al fine di tutelarne l’unicità e il mercato. Unico dubbio è fino a che punto sia possibile stabilire quanto un singolo modello di pantaloni rappresenti l’opera distintiva di uno stilista, o sia il frutto di stili comportamentali e tendenze sociali del tempo in cui vive.

Dall’altra, la scuola di pensiero supportata da due teorici del diritto, Chris Sprigman e Kal Raustiala, che dimostra come il mercato della moda si fondi, si sviluppi e si nutra di auto-referenzialità. Condizione necessaria al sostentamento dell’alta moda è, secondo questa analisi, la ciclicità del processo con cui le nuove tendenze vengono proposte dai trend-setters, recepite dalle “antenne” e, infine, imposte a livello globale dai fashion victims. Questi ultimi costituiscono, per altro, il gruppo di consumatori che, più degli altri, sostenta il mercato delle copie. Solo una volta che il ciclo è stato completato gli stilisti possono tornare a mettere in discussione quanto condiviso e a proporre nuove interpretazioni.

E’ possibile garantire il copyright di una particolare gonna di Mary Quaint o di un determinato logo, ma sarebbe costituzionale e produttivo imporlo al concetto di minigonna o al modello di borsa baguette? Bisogna ricordare che non solo chi si interessa alla moda, e ne subisce l’influsso, è in grado di distinguere l’originale dalla copia e, quando acquista l’imitazione lo fa in modo consapevole, ma impedire agli stilisti di citare la tradizione ne limiterebbe la forza innovativa danneggiando conseguentemente il mercato che si intendeva difendere.

 
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