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Il modello variabili critiche-struttura
individua la struttura organizzativa che permette all’impresa di
raggiungere gli obiettivi di redditività fissati, tenuto conto delle
strategie che l’impresa intende perseguire.

Questo modello è stato elaborato inizialmente
da Ansoff e da Brandenburg.
Per scegliere la struttura organizzativa più
adeguata per l’impresa, ovvero quella che consente di raggiungere gli
obiettivi fissati in termini di redditività, gli autori suggeriscono di
partire dall’individuare le strutture tipiche operanti nelle imprese.
Tali strutture sono:
Ognuna di queste strutture può presentare,
nella pratica, delle varianti.
Ogni struttura e, ogni sua possibile variante,
deve essere giudicata in base alla sua capacità di raggiungere gli
obiettivi aziendali (espressi in termini di redditività) e alcuni
sub-obiettivi (nei quali possono essere scissi gli obiettivi aziendali).
In particolare si tratta di valutare la
capacità di ciascuna struttura di ottimizzare le seguenti
variabili critiche:
L’efficienza va intesa come
economicità nell’impiego delle risorse ed è particolarmente importante
in condizioni di stabilità delle quantità prodotte e delle
caratteristiche dei prodotti e dei mercati nei quali l’impresa opera.
L’efficienza si ottiene soprattutto
localizzando le decisioni ai livelli organizzativi dove i fattori da tenere
presente sono noti ed evidenti e ricorrendo in modo massiccio alla
standardizzazione.
L’elasticità operativa è la capacità
di cambiare in modo rapido le quantità prodotte in caso di variazioni
quantitative della domanda o come risposta ad alcune azioni della
concorrenza.
L’elasticità operativa si ottiene con un
adeguato sistema informativo capace di fornire informazioni sull’azienda e
sul mercato; con la presenza di piani di emergenza da attuare nel caso in
cui si renda necessario modificare i volumi di produzione.
L’elasticità strategica è la
capacità dell’azienda di cambiare in modo rapido le caratteristiche
qualitative dei propri prodotti in caso di obsolescenza, innovazioni
tecnologiche, nuove opportunità di mercato.
L’elasticità strategica si ottiene con un
sistema informativo molto raffinato capace di cogliere i segnali nei
mutamenti in atto nel mercato, ma anche le prospettive future di evoluzione;
struttura organizzativa capace di elaborare idee a tutti i livelli;
meccanismi che favoriscano l’innovazione.
L’elasticità strutturale consiste nel
fatto che l’impresa dispone di una struttura organizzativa flessibile.
Essa risulta utile quando l’impresa non è dotata di elasticità operativa
e strategica e permette all’impresa di reagire ai mutamenti cambiando la
propria struttura organizzativa.
All’interno di un’azienda concreta, vi sono
variabili critiche che possono essere prioritarie rispetto alle altre.
Ad esempio, per l’impresa che opera in un
ambiente fortemente dinamico con una quantità di domanda che subisce
frequenti mutamenti assume maggiore importanza l’elasticità operativa
rispetto all’efficienza.
Posto che ogni struttura organizzativa
privilegia determinate variabili critiche a discapito delle
altre, è chiaro che ogni impresa deve scegliere la struttura che variabili
critiche che per essa sono prioritarie.
In particolare:
-
la struttura funzionale favorisce l’efficienza
poiché consente un raggruppamento delle risorse aventi la medesima
specializzazione. In alcuni casi può privilegiare anche l’elasticità
operativa, dato che poggia su un sistema di comunicazioni abbastanza
semplici;
-
la struttura multidivisionale
favorisce l’elasticità operativa e in alcuni casi anche quella
strategica;
-
la struttura elastica, che non è
altro che una particolare struttura a matrice, favorisce l’elasticità
operativa poiché permette di spostare le risorse da un progetto
all’altro qualora ve ne fosse bisogno. Essa può anche favorire l’elasticità
strategica e quella strutturale;
-
la struttura innovativa favorisce
soprattutto l’elasticità strategica.
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