BENI RIVALUTATI

ISCRIZIONE IN BILANCIO E AMMORTAMENTO

Aggiornato al 01.09.2017

La rivalutazione, sia delle immobilizzazioni materiali che di quelle immateriali (quando per queste ultime essa è consentita) può avvenire solamente quando è prevista o consentita dalla legge.

L’aumento di valore di un bene a causa dell’ inflazione non è, di per sé, una ragione sufficiente per la sua rivalutazione. Esso non rappresenta neppure un caso eccezionale che consente di derogare al divieto di rivalutazione.

Nei casi nei quali la rivalutazione è ammessa, deve essere effettuata secondo i criteri, le metodologie ed entro i limiti fissati dalla legge. Se la legge non stabilisce criteri, metodologie e limiti per effettuare la rivalutazione, essi devono essere determinati in modo che il bilancio possa dare una rappresentazione veritiera e corretta.

Nei casi nei quali la legge prevede che la rivalutazione debba essere fatta in base a dei parametri prestabiliti, e l’adozione di questi parametri porta ad iscrivere in bilancio un valore rivalutato che, negli esercizi successivi, risulta essere eccedente rispetto al valore recuperabile, il valore rivalutato deve essere svalutato e la perdita durevole va imputata a Conto economico, salvo che la legge non stabilisca diversamente.

Nel caso di immobilizzazioni materiali il cespite non può comunque essere iscritto in bilancio per un valore superiore a quello recuperabile.

La rivalutazione dell’immobilizzazione materiale non può modificare quella che è la vita utile residua stimata.

L’ammortamento dell’immobilizzazione materiale rivalutata deve continuare ad essere effettuato in base ai criteri precedentemente applicati al costo originario del cespite.

L’effetto netto della rivalutazione deve essere portato tra le riserve del patrimonio netto alla voce AIII "Riserve di rivalutazione".

 
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