COME CONTABILIZZARE LE DONAZIONI

LE REGOLE DETTATE DAL CONSIGLIO NAZIONALE DEI RAGIONIERI ED ECONOMISTI D'IMPRESA NEL CASO DEGLI ENTI NO PROFIT

di Giampaolo Concari
Aggiornato al 23.10.2007

Donazioni, legati ed altre liberalità. Per gli enti non profit sono un elemento importante dei loro bilanci. Dal Consiglio Nazionale dei Ragionieri ed Economisti d’Impresa arrivano alcune indicazioni su come rilevare, valutare e contabilizzare questi fenomeni.

Per prima cosa un po’ di chiarezza! Si usa sempre il termine “donazione” per indicare il fenomeno, è vero, ma ad essere precisi (e tecnicamente corretti) dovremmo parlare di donazioni, legati ed altre erogazioni liberali. Per il nostro codice civile la differenza è notevole. Ma per brevità qui continueremo a definirle “donazioni”.

Nei bilanci degli e.n.p. (enti no profit ) la voce relativa alle donazioni assume una rilevanza particolare perché, a differenza delle imprese profit, esse rappresentano spesso un’attività specifica dell’ente.

Mi spiego meglio. Un’impresa basa la sua attività su scambi: produce e/o vende beni o servizi contro denaro. Sosterrà perciò costi relativi all’acquisto dei fattori produttivi e otterrà ricavi dal processo di vendita. Si può affermare che esiste una chiara correlazione tra i costi e i ricavi (l’uno sono funzione dell’altro).
Raramente un’impresa riceve una donazione e se ciò accade si tratta di un evento straordinario, tale da costituire una sopravvenienza.

Un e.n.p. non sempre ha un’attività di scambio, soprattutto se si tratta dell’attività istituzionale. Si pensi per esempio ad un’associazione di volontariato che svolge un’attività assistenziale in modo completamente gratuito.
In questo caso per potersi sostenere l’e.n.p. deve organizzare delle operazioni di raccolta fondi che, al contrario delle imprese profit, sono destinate a generare proventi di natura ordinaria e non operazioni straordinaria.
Negli e.n.p. si ha perciò una diversa concezione dell’evento donazione e perciò occorre un approccio contabile differente.

Il Consiglio Nazionale dei Ragionieri ed Economisti d’Impresa, attraverso un apposito gruppo di lavoro, ha perciò emanato una serie di raccomandazioni con l’intento di fornire indicazioni specifiche agli operatori, affinché siano seguiti comportamenti uniformi. Il documento tiene conto di due “filosofie”, diverse tra loro, che portano ad un trattamento differente delle donazioni negli e.n.p.:

  1. le donazioni ricevute si intendono acquisite a pieno titolo nella sfera patrimoniale dell’e.n.p., quindi costituiscono risorse proprie dell’e.n.p. e pertanto devono essere imputate al conto economico, salvo che le stesse rappresentino un aumento permanente del patrimonio dell’e.n.p.. Gli oneri e i proventi sono indicati nel conto economico per aree gestionali che evidenziano le singole attività svolte dall’e.n.p.;
  2. le donazioni ricevute costituiscono risorse destinate per gli scopi specifici per i quali l’ente ne ha sollecitato la donazione e pertanto vengono imputate allo stato patrimoniale dove vengono trattate come fondi di terzi dei quali rendere conto in modo dettagliato; eventuali economie realizzate nell’ambito della realizzazione degli scopi specifici, vengono contabilizzate nel conto economico in qualità di proventi oppure restituite al donatore, se così è previsto. Il conto economico accoglierà perciò esclusivamente i proventi e gli oneri relativi alla struttura.

Il Gruppo di Lavoro enti non profit, partendo dal presupposto di una rendicontazione ad oneri e proventi basati sul principio della competenza economica, ha perciò sviluppato l’argomento fornendo indicazioni su:
  • donazioni di denaro e contributi per il finanziamento di progetti
  • donazioni di beni che non costituiscono immobilizzazioni
  • donazioni di immobilizzazioni materiali ed immateriali
  • donazioni di titoli e partecipazioni considerati immobilizzazioni o attivo circolante
  • lavoro benevolo
  • distacco temporaneo di personale dipendente
  • contribuzioni di servizi.

Per ciascuna di queste situazioni viene fornita una definizione del fenomeno, il criterio di rilevazione dello stesso, le metodologie di valutazione e di contabilizzazione, i criteri di rappresentazione in bilancio e le informazioni che devono essere inserite nella nota integrativa e nella relazione sulla gestione.
Il documento fornisce anche indicazioni circa il modo di evidenziare in bilancio i vincoli a cui le donazioni possono essere sottoposte.

In alcuni casi sono stati introdotti elementi di novità, come il caso del lavoro benevolo mentre in altri sono stati adattati o recepiti i contenuti dei principi contabili utilizzati per le imprese profit.
 
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