IL CAPITALE PERMANENTE

DEFINIZIONE ED ESEMPI

Aggiornato al 30.09.2010

Nelle analisi di bilancio si è soliti usare l’espressione capitale permanente per intendere i finanziamenti che l’impresa acquisisce, caratterizzati dal requisito della permanenza nell’azienda: quindi si tratta di somme destinate a finanziare in modo stabile e con continuità l’impresa.

Normalmente si tende ad identificare il capitale permanente con il capitale di proprietà. Quest’ultimo non è altro che l’insieme dei mezzi finanziari apportati dal proprietario dell’impresa individuale o dai soci della società.

Tale capitale viene remunerato in modo eventuale e variabile: infatti esso è remunerato con la corresponsione di utili solamente se l’esercizio si è chiuso con un risultato economico positivo e in base all’entità del reddito conseguito.

Il capitale proprio viene considerato il capitale permanente dell’impresa poiché esso, normalmente, rimane all’interno della stessa per la tutta la sua vita e si provvede al suo integrale rimborso solamente in caso di cessazione dell’attività. Il rimborso parziale di tali somme, invece, può avvenire qualora si decida di ridurre il capitale.


Tuttavia, anche nell’ambito del capitale di terzi, cioè, delle somme prestate da terzi all’impresa che andranno restituite alle scadenze convenute, possono esservi delle componenti permanenti.

Infatti si è soliti distinguere le fonti di finanziamento, in base al vincolo temporale che le lega all’azienda, in:

  • capitale proprio - contraddistinto dalla massima permanenza nell’impresa;
  • capitale di terzi:
  • passività consolidate – cioè finanziamenti a medio e lungo termine contraddistinti da una permanenza nell’impresa per periodi medio-lunghi;
  • passività correnti – cioè finanziamenti a breve termine contraddistinti da una breve permanenza nell’impresa.

In realtà occorre osservare che:

  • tra le fonti di finanziamento permanenti ve ne sono alcune destinate ad estinguersi entro l’anno (si pensi agli utili conseguiti per i quali è stata decisa la distribuzione);
  • tra le fonti di finanziamento a medio e lungo termine ve ne sono alcune destinate ad estinguersi entro l’anno (come le rate in scadenza nel corso dell’esercizio dei mutui passivi) e altre che, invece, rimangono in modo permanente nell’impresa (ad esempio il TFR accantonato in azienda ad esclusione della parte che si prevede di dover pagare nell’anno per licenziamenti o dimissioni dei dipendenti, come nel caso di dipendenti che andranno in pensione nel corso dell’anno);
  • tra le fonti di finanziamento a breve termine ve ne sono alcune destinate a rimanere in via permanente nell’impresa (ad esempio debiti che formalmente sono a breve termine, ma che per effetto di continui rinnovi si trasformano in finanziamenti permanenti per l’impresa).

Pertanto, per determinare in modo esatto il capitale permanente dovremo eseguire il seguente calcolo:


capitale di proprietà
– risorse del capitale di proprietà che si estinguono entro l’anno
+ finanziamenti tecnicamente a medio e lungo termine destinati a rimanere in modo permanente nell’impresa
+ finanziamenti tecnicamente a breve termine destinati a rimanere in modo permanente nell’impresa


Vediamo, attraverso un esempio, come è possibile effettuare il calcolo del capitale permanente.


Esempio:
Lo Stato Patrimoniale della Alfa Srl al 31/12 dell’anno in corso è il seguente


Stato patrimoniale

Nel capitale proprio sono compresi 200.000 euro di utili destinati ad essere distribuiti nel corso dell’esercizio successivo.

Tra le passività consolidate è compreso il TFR che ammonta a 520.000. Nel corso dell’anno successivo, dovranno essere corrisposti a dipendenti che andranno in pensione per raggiunti limiti di età, 180.000 euro.


Vediamo come calcolare il capitale permanente dell’impresa:


Calcolo capitale permanente

 
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